Mattina d’inverno sul Carso. Adesso Trieste ha raggiunto l’Altipiano. Pur trovandosi entro i limiti amministrativi del Comune di Trieste, i villaggi di Prosek-Prosecco e Kontovel-Contovello sono collocati, l’uno adiacente all’altro, sul crinale da cui si domina il Golfo di Trieste. Solo di qualche centinaio di metri più arretrato verso l’entroterra, Prosecco ha tradizioni ben distinte da Contovello: prevalentemente agricole il primo, marinare il secondo. Scopriremo nel corso delle tappe il perché di questa sorprendente differenza.

All’appuntamento siamo in tante e tanti, inclusa una rappresentanza di Trieste Verde che ha aderito all’iniziativa. C’era la possibilità che il tempo incerto e il primo fine settimana in zona gialla riducesse significativamente la partecipazione, ma ci rendiamo subito conto che l’interesse per il nostro progetto prevale. Che stiamo andando nella direzione giusta non ce lo diciamo da soli, ma ce lo fa capire ogni giorno il dialogo che abbiamo con le persone.

E iniziamo subito a dialogare. La nostra Cristiana Knaflich introduce brevemente le tappe della mattinata e presenta Susanna Rigutti, una straordinaria donna dei boschi che manda avanti completamente da sola il rifugio per animali Il mondo di Susanna. Gli animali che Susanna recupera e ai quali garantisce una vita dignitosa sono quelli a cui essa viene negata per definizione: sono i cosiddetti “animali da carne”, esseri viventi che, per questioni culturali che ormai non hanno più relazione con la realtà, vengono ancora trattati come semplice merce da vendere e comprare a peso. Susanna Rigutti ci spiega invece come una gallina, una capra, un’anatra o un maiale siano altrettanto affettuosi di un cane e un gatto. Susanna tiene a precisare che non serve mettersi l’etichetta di “animalisti”, “vegetariani” o “vegani” per comprendere che la comunicazione tra l’uomo e le altre specie è possibile, ma non può dare buoni risultati se, come prima cosa, il nostro interlocutore ce lo mangiamo.

Sulla strada provinciale che attraversa Prosecco, ci sono alcuni negozi e rivendite di generi vari. Ci fermiamo a parlare con un commerciante, il quale ci fa notare come, benché ci troviamo tutto sommato in campagna, le automobili siano un problema anche qui. Oltre al loro transito, è la presenza stessa degli autoveicoli a essere ingombrante e gestita senza un progetto di lungo termine. Per evitare che anche la quiete dei borghi rurali venga presto irrimediabilmente compromessa, è necessario studiare forme di mobilità a basso impatto ambientale, efficienti, rapide e capillari. In questo senso, tutte le zone del Carso soffrono di gravi carenze nei collegamenti tra loro e con la città. È, quello della mobilità e del trasporto pubblico, uno dei punti sui quali Adesso Trieste sta lavorando con un’assemblea tematica dedicata alla quale chiunque può partecipare.

Ci infiliamo in una viuzza laterale, anch’essa per coincidenza bloccata da un’automobile, e sbuchiamo in una graziosa piazzetta che dovrebbe essere completamente pedonale ma nella quale sono parcheggiati altri automezzi. Il luogo ha buone potenzialità per ospitare momenti di incontro, e a questo proposito prendono la parola Fausta e Roberto, una coppia che, quando aveva deciso di formare una famiglia, si era trasferita dalla città a Prosecco. Dopo molti anni che vivono sul Carso, raccontano delle loro esperienze e di come il loro incontro con la comunità slovena sia stato decisamente felice, nonostante una lingua che, se non imparata fin dall’infanzia, può essere ostica. Benché le istituzioni siano tutt’altro che collaborative nell’incoraggiare la conoscenza reciproca tra italiani e sloveni, le iniziative di persone come Fausta e Roberto compensano queste colpevoli carenze che sono in definitiva scelte politiche sbagliate responsabili di un impoverimento culturale. La coppia aveva infatti organizzato, tra le altre cose, una festa di primavera nella scuola dell’infanzia che frequentavano le loro bambine, coinvolgendo anche i genitori dei bambini sloveni. Erano inoltre riusciti a far inserire un’ora di sloveno alle scuole elementari italiane grazie all’interessamento delle dirigenti scolastiche, un esperimento durato più di dieci anni. La dimostrazione che, per riuscire a muovere i macigni, non ci si può aspettare l’aiuto di chi li ha messi lì.

Raggiungiamo poi Contovello, e il punto di ritrovo e sulle sponde del suo stagno, un biotopo suggestivo dal quale si può, in circa un quarto d’ora a piedi, scendere i 245 metri di dislivello del sentiero dei pescatori, e raggiungere il Castello di Miramar. Ecco dunque spiegata l’antica vocazione marinara e di pesca di Contovello: pur trovandosi sull’altipiano, bastavano pochi minuti per scendere fino alla costa e imbarcarsi su qualche čupa, una tipica imbarcazione conosciuta anche come zopolo, o su un bragozzo o un trabaccolo.

Qui incontriamo Furio Alessi di SOS Carso. Nelle parole di quest’uomo troviamo ancora conferma che il coinvolgimento delle persone nella cura del territorio è la soluzione più logica ed efficace, quando le istituzioni non sono sensibili. I volontari di SOS Carso individuano discariche abusive, luoghi selvaggi contaminati da altri esseri umani, grotte violate dalla spazzatura, zone da bonificare, e si mettono all’opera per ripulirli. Decine e decine di grotte e doline, diversi veri e propri boschi urbani come l’area del torrente Settefontane o quella delle cascatelle di Borgo San Sergio sono oggi pulite grazie al loro impegno e alla capacità di coinvolgere i residenti, che tornano così a prendersi cura dei luoghi nei quali abitano. Non è sufficiente ringraziare SOS Carso per l’impegno straordinario di questo gruppo: è necessario “esportare” il loro approccio nella gestione della cosa pubblica, anche dentro le istituzioni, ed è quello che vogliamo fare con Adesso Trieste.

Fa poi la sua apparizione Katrin Štoka, titolare di KLIN vina, e ci travolge con il suo entusiasmo e la conoscenza del territorio: tradizioni, origini, aneddoti del borgo di Contovello, un mondo a parte, ancora bonariamente campanilista rispetto a Prosecco, che si trova letteralmente a pochi passi. Scopriamo antichi punti di riferimento, ora ricordati da tabelle in pietra poste pochi anni fa, grazie ai quali ci si poteva dare appuntamento in un luogo prestabilito, cosa non sempre scontata in un piccolo villaggio dove le strade non hanno nome. Infine Katrin ci sorprende invitandoci a bere un bicchiere del vino che lei stessa produce, e lo gustiamo ascoltandola mentre ci parla della passione che occorre per coltivare la vite su terrazzamenti dove i trattori non possono arrivare, e dove spesso nemmeno l’acqua arriva e bisogna portarsela in spalla dentro grosse taniche. La ricchezza nascosta tra i pastini di Kontovel è quella che solo una microeconomia locale può avere, costruendo il proprio successo sulla storia, sulle relazioni, sull’amore per il territorio.

Beviamo il vino di Katrin e guardiamo giù da uno di quei terrazzamenti, tra gli ulivi e i pennacchi di fumo di una stufa a legna. Sopra Trieste e il Golfo galleggiano lunghi batuffoli di nebbia. Questa escursione si conclude, ma stiamo già lavorando alla prossima. Vi aspettiamo.

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