Movimento civico per Trieste - Programma

Rigenerare i luoghi e le relazioni per migliorare le nostre Vite

Cortile condominiale moderno con prato, giovani alberi e palazzi residenziali soleggiati.

Trieste è una città che soffre sempre più il calo di densità abitativa: a fronte di una popolazione in continuo declino (la città è scesa di recente sotto i 200.000 abitanti), si continua a costruire,  collezionando anno dopo anno spazi vuoti e inutilizzati, con un impatto determinante sulla qualità della vita, sulle relazioni sociali, sulle occasioni per generare nuove economie e sulla sostenibilità della presenza umana nell’ambiente che ci ospita.

Una chiave per invertire questo processo è quella della rigenerazione urbana: un approccio integrato agli spazi, pubblici e non, della città, che combini interventi strutturali, economici, culturali, ambientali, su più scale e messi in moto da più attori, pubblici e privati, con una particolare attenzione alla qualità dello spazio pubblico, 

La rigenerazione contribuisce concretamente alla limitazione del consumo di suolo e permette alle persone di riappropriarsi e condividere i propri spazi di vita, includendo le diversità e trasformandole in ricchezza per tutti; deve essere realizzata tramite piccoli e grandi strumenti, dagli usi temporanei e sperimentali ai piani di recupero e rigenerazione che possono essere promossi sulla scala di interi rioni.

IMPEGNO 1 – Una casa dignitosa per tutte e tutti

Sono più di 3.000 le famiglie tuttora in attesa di accedere a un alloggio pubblico a Trieste; in parallelo, nel 2018 sono stati eseguiti 3,2 provvedimenti di sfratto ogni 1.000 famiglie residenti, il dato più alto del Friuli Venezia Giulia. Riteniamo che il Comune debba contribuire attivamente all’esaurimento della lista d’attesa dell’ATER, innanzitutto scongiurando ulteriori vendite del patrimonio residenziale pubblico come quelle avvenute nell’ultimo anno, e promuovendo il più possibile pratiche innovative come l’autorecupero degli alloggi oggi non disponibili all’affitto. L’autorecupero, così come altre forme ibride di rapporto tra il pubblico e il privato sociale, sono pratiche che contribuiscono a risolvere l’emergenza abitativa promuovendo al tempo stesso l’autonomia delle persone. La moltiplicazione degli strumenti e l’aumento dello stock abitativo a disposizione di soluzioni accessibili dal punto di vista economico può contribuire ad estendere la copertura di soluzioni pubbliche anche oltre le/gli aventi diritto all’alloggio popolare, rafforzando ulteriormente il riconoscimento del diritto alla casa da parte delle istituzioni locali.

COSA FAREMO

  • In collaborazione con l’ATER, con le parti sociali, le istituzioni rilevanti a livello territoriale e gli altri portatori d’interesse, costruiremo un Piano per l’edilizia popolare che coordini gli interventi descritti in seguito. Il Piano si integrerà anche con la mappatura del patrimonio edilizio disponibile [vedi Partecipazione – IMPEGNO 2: CI PRENDEREMO CURA DEI BENI COMUNI];
  • Sbloccheremo e metteremo a disposizione di chi ne ha bisogno il patrimonio edilizio residenziale di proprietà del Comune attualmente inutilizzato;
  • Impegneremo le risorse economiche stanziate con il DPCM del 21/1/2021 per le città con più di 100.000 abitanti al fine di rigenerare aree di edilizia residenziale pubblica e non, anche estendendo la platea dei potenziali beneficiari per dare una risposta abitativa oltre l’emergenzialità;
  • Promuoveremo percorsi di autorecupero del patrimonio edilizio oggi non immediatamente utilizzabile, agevolando l’accesso ai finanziamenti previsti dalla Legge Regionale 27/2014 e recepito dalla Legge regionale 1/2016, supportando la nascita di cooperative d’abitazione e prevedendo anche un fondo di rotazione a garanzia delle stesse;
  • Supporteremo l’ATER nel recupero delle unità abitative in suo possesso coordinando tali interventi con un ridisegno complessivo degli spazi pubblici nei pressi degli alloggi popolari, anche al fine di accedere a specifici canali di finanziamento nazionali ed europei;
  • Rivedremo le norme tecniche del Piano Regolatore vigente al fine di vincolare le nuove costruzioni residenziali a un mix sociale che preveda una percentuale di alloggi a prezzi calmierati per le fasce di popolazione più svantaggiate;
  • Rimoduleremo l’IMU in modo tale da incentivare i proprietari di immobili sfitti a metterli in affitto sul mercato;
  • Proteggeremo le categorie più svantaggiate nel diritto all’abitare rafforzando il Fondo di Garanzia nell’ambito delle attività dell’Agenzia Solidarietà per l’Affitto (ASA). 

IMPEGNO 2 – Spazi pubblici di qualità e inclusivi

Gli spazi pubblici non sono meramente, né esclusivamente, spazi di proprietà di enti pubblici: per Adesso Trieste gli spazi pubblici sono quei luoghi abitati e attraversati da persone con identità, provenienze, interessi, età, conoscenze differenti, che incontrandosi stabiliscono relazioni più o meno durature, di conflitto e di cooperazione. Gli spazi pubblici sono spazi vivi e generativi, perché attraverso l’incontro di persone e idee permettono di costruire azioni collettive, progetti, forme d’espressione, meccanismi di solidarietà. Gli spazi pubblici sono quegli spazi dove le nostre forme del vivere in comune si rigenerano costantemente. Per questo è fondamentale prendersi cura dello spazio pubblico, garantendone la sua qualità dal punto di vista fisico ma anche dell’accessibilità e dell’inclusività, garantendo che possa essere utilizzato in forme, modalità, orari e per scopi differenti da parti diverse della cittadinanza. 

COSA FAREMO

  • Integreremo la mappatura degli immobili sfitti, inutilizzati o sottoutilizzati (vedi Partecipazione – Impegno 2) con una mappatura partecipata degli spazi aperti, pubblici e privati, che possono essere interessati da progetti di rigenerazione;
  • Daremo attuazione alle indicazioni contenute nel Piano Regolatore (Aree della grande trasformazione e Ambiti di riqualificazione urbana) rivedendo, ove necessario, le previsioni del piano nell’ottica di un rafforzamento delle ricadute sociali, ambientali ed economiche positive sulla città;
  • Aumenteremo la dotazione di arredi urbani fondamentali, come fontanelle, panchine, cestini della raccolta differenziata, servizi igienici pubblici, giochi per bambine/i, attrezzature sportive di base, in tutta la città;
  • Garantiremo un’adeguata manutenzione degli spazi e delle attrezzature pubbliche di competenza del Comune, anche rifunzionalizzando gli spazi inutilizzati o sottoutilizzati e demolendo edifici incongrui per fare spazio ad aree aperte e verdi, sempre coinvolgendo attivamente la popolazione;
  • Destineremo in concessione gli spazi commerciali sfitti di proprietà del Comune ad attività che combinino la creazione di nuove economie locali con la produzione di un impatto sociale positivo sul territorio (ad esempio tramite la fornitura di servizi di rilevanza pubblica, come banche del tempo o degli oggetti, spazi espositivi e aggregativi, spazi per lo studio, sportelli di assistenza per pratiche online etc. in zone periferiche della città);
  • Costituiremo uno sportello unico comunale per l’organizzazione di attività di animazione degli spazi pubblici cittadini, semplificando e velocizzando le pratiche burocratiche a carico di associazioni e altri enti che intendono organizzare iniziative di rilevanza culturale e sociale;
  • Destineremo almeno metà delle risorse solitamente destinate all’installazione delle luminarie natalizie, per un ammontare di circa 250.000€, a un bando annuale per l’organizzazione di cinque feste di quartiere, in cinque zone diverse della città, lungo l’arco dell’anno. In questo modo garantiremo un’adeguata redistribuzione delle occasioni di aggregazione e valorizzazione, anche turistica, dell’intero territorio cittadino;
  • Promuoveremo, in collaborazione con i residenti, istituzioni territoriali rilevanti come le Microaree, associazioni e altri gruppi, forme di cooperazione di cortile e di strada (sull’esempio delle social street) per l’organizzazione di eventi culturali, forme di supporto di vicinato, scontistiche coordinate degli esercizi commerciali, chiusure temporanee al traffico etc.;
  • Coinvolgeremo attivamente l’Università e altri enti formativi e di ricerca nella creazione di un Osservatorio sulle trasformazioni urbane e sul coinvolgimento attivo della popolazione nella rigenerazione degli spazi. 

IMPEGNO 3 – Curare i suoli

Il suolo è un substrato che gioca un ruolo essenziale nell’ecosistema di cui facciamo parte. Grazie ai microorganismi che lo abitano è infatti in grado di fornire diversi servizi ecosistemici fondamentali per garantire la resilienza di un ecosistema. Citiamo ad esempio la regolazione del ciclo dell’acqua e dei nutrienti, la diminuzione del dissesto idrogeologico, la filtrazione e la purificazione dell’acqua e il controllo dall’erosione.  Grazie alla capacità di un suolo fertile di assorbire e fissare carbonio dall’atmosfera, crediamo possa essere un alleato fondamentale per contrastare l’emergenza climatica in atto. Inoltre un suolo sano aumenta la resilienza di un ecosistema e la capacità di produrre cibo a lungo termine. 

Purtroppo a causa di politiche e di gestioni poco attente alla salute delle risorse, il suolo è oggi una risorsa fortemente a rischio:  dati più recenti stimano che metà del territorio nazionale sia vulnerabile al fenomeno della desertificazione e secondo la Secondo la FAO – Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura-, se non verranno prese misure precauzionali tempestive, tra 60 anni i terreni non saranno più in grado di produrre raccolti sufficienti per la richiesta mondiale di cibo. A causa del lento processo di formazione della materia organica di un terreno, il suolo è considerato una risorsa non rinnovabile e che, per questo motivo,  necessita di una tutela prioritaria.

Crediamo sia quindi fondamentale attuare misure di rigenerazione e cura del suolo su diversi livelli, dall’individuazione di aree urbane e periurbane che necessitano di un intervento, all’incentivazione di pratiche agricole capaci di valorizzare e tutelare questa risorsa. Crediamo inoltre che sia necessario attuare campagne di sensibilizzazione su questo tema in quanto, soltanto attraverso la creazione una rete di individui e realtà che agiscono nel loro piccolo, è possibile prendersi cura a livello capillare di una risorsa così fondamentale per la nostra sopravvivenza. 

COSA FAREMO

  • Individueremo le aree urbane e periurbane che necessitano di interventi di rigenerazione e cura del suolo.
  • Tuteleremo le superfici non cementificate, incentivando il recupero di edifici dismessi per frenare il processo di consumo di suolo. Crediamo sia una scelta fondamentale per preservare i suoli ancora esposti e massimizzarne le funzionalità ambientali ed ecologiche.
  • Incentiveremo l’utilizzo di compost di qualità o biofertilizzanti naturali derivati dai rifiuti organici per preservare e aumentare la sostanza organica dei terreni esposti urbani, periurbani e agricoli. L’incremento della materia organica nei suoli può infatti contribuire a raggiungere l’obiettivo comune di ridurre le emissioni di gas serra e contribuire, al tempo stesso, ad incrementare la sicurezza alimentare (obiettivo di sviluppo sostenibile dell’ONU SDG 2 – Fame zero).
  • Avvieremo un mantenimento di copertura del suolo di superfici esposte tramite vegetazione o pachamatura in modo da ridurre la perdita d’acqua per evapotraspirazione o ruscellamento e da aumentare l’azione di assorbimento del diossido di carbonio co2 da parte del terreno (carbon sink).
  • Avvieremo una campagna di educazione e sensibilizzazione per accrescere la consapevolezza dei cittadini sul valore e la vulnerabilità del suolo. Crediamo infatti che attraverso la creazione di una rete spontanea di cittadini custodi del suolo, che nel loro piccolo si prendano cura di questa fondamentale risorsa, si possa contrastare il fenomeno della desertificazione in maniera diffusa e capillare.
  • Incentiveremo dei corsi pratici di rigenerazione e cura dei suoli per permettere a tutti di avere una formazione di base in materia.
  • Sosterremo la creazione di orti urbani comunitari, orti didattici, foreste urbane e progetti in cui la cura del suolo rappresenta una componente fondamentale [vedi Ecologia – Una nuova bellezza del vivere urbano: una città più verde, più intelligente, più sana – IMPEGNO 5]. 
  • In un’ottica di economia circolare, installeremo compostiere comunitarie, da cui i rifiuti organici domestici, sfalci e potature, trasformandosi in terriccio fertile, potranno diventare una facile risorsa a disposizione di tutti per rigenerare e arricchire i suoli. [vedi Ecologia – Rifiuti Zero – IMPEGNO 1]
  • Incentiveremo la creazione di nicchie ricche di biodiversità, attraverso la piantumazione di piante con apparati radicali diversificati, nell’ottica di aumentare la resilienza e la fertilità dei terreni esposti.
  • Incentiveremo l’organizzazione di mercati rionali [vedi Economia- Mercato del lavoro – IMPEGNO 2] in cui i cittadini potranno accedere facilmente a prodotti alimentari realizzati con tecniche non intensive e che non mettono a rischio la salute e la produttività del suolo.
  • Incentiveremo l’utilizzo di pratiche agricole rigenerative con l’ottica di prevenire il processo di desertificazione e il rischio di improduttività dei suoli agricoli. Considerato il basso grado di rinnovabilità della materia organica dei suoli, crediamo sia fondamentale adottare tecniche non invasive che ne assicurino la produttività e la fertilità. Ricordiamo inoltre che un suolo fertile produce alimenti ricchi di sostanze nutritive fondamentali per una buona alimentazione, ed è quindi nostro interesse tutelarne la salute e la fertilità.
  • Incentiveremo aziende agricole che adottano tecniche capaci di diminuire l’erosione dei terreni e rimineralizzarli, di garantire la purezza dell’acqua nelle falde acquifere e abbattere l’uso di pesticidi. L’utilizzo di questi ultimi conduce infatti a modificazioni della componente microbiologica e fungina del suolo, con interferenze sul tasso di decomposizione della materia organica e sugli equilibri microbiologici fondamentali per una resa agricola produttiva sul lungo periodo.