Movimento civico per Trieste - Programma
Politiche giovanili: un’idea di educazione che abbraccia tutta la città
La nostra visione condivide e sviluppa il Patto per l’Educazione del Comune di Reggio Emilia, che stabilisce: “Una città educante è una città che si fa carico, attraverso l’azione integrata di tutti i soggetti che a diverso titolo lavorano in campo educativo, dello sviluppo armonico e integrale di tutti i suoi cittadini, con particolare attenzione a quelli più giovani, a cui intende offrire gli strumenti per vivere una cittadinanza attiva, che attinga a cultura, saperi, etiche ed esperienze.” Una città educante chiama alla cura e all’attenzione verso la crescita tutti gli adulti attraverso la partecipazione ai luoghi formali e informali.
IMPEGNO 1 – Coordinamento per la città educante
La proposta di Patto della Città Educante indica una visione comune tra tutti gli interlocutori, istituzionali e non, sviluppando un’idea condivisa di che cos’è l’educazione nella città, l’individuazione di priorità di investimento, risorse, vincoli, sistemi di governance e supporto al sistema educativo.
Con il Patto della Città Educante ci si “assume l’impegno di guardare al futuro. Un patto che, per essere vitale e in grado di affrontare le sfide di oggi e di domani, assume come strategia di fondo la partecipazione, intesa come coinvolgimento e contributo, dentro ai valori della corresponsabilità e della democrazia”. Verranno costituiti dei tavoli a livello territoriale tra i soggetti attivi con il compito di coordinare e monitorare le iniziative che tengano conto delle diverse specificità.
COSA FAREMO
- Creeremo tavolidi coordinamento per la città educante formati da professionisti dell’educazione, che avranno il compito di strutturare progetti in linea con le strategie europee e nazionali, e dunque pensare alla città di Trieste come una città amica delle bambine e dei bambini, dei ragazzi e delle ragazze.
- In collaborazione con le altre strutture comunali e con la Consulta dei Giovani avranno l’obiettivo di progettare la città in funzione delle esigenze dei giovani e dei più piccoli.
- Progetteremo azioni educative e formative esemplari in città.
- Monitoreremo l’effettivo raggiungimento degli obiettivi che rientrano nel Patto della Città Educante.
IMPEGNO 2 – Educativa di strada
Il reinserimento di progetti di educativa di strada nel tessuto sociale – dopo la loro dismissione circa dieci anni fa – è finalizzato a creare presidi educativi in zone strategiche della città. Saranno rivolti ai giovani direttamente nei loro luoghi informali di aggregazione in un’ottica di prevenzione verso derive psicologiche e sociali determinate dal disagio, e di promozione alla salute e alle buone pratiche.
COSA FAREMO
- Istituiremo équipe educative che lavorino direttamente in strada collaborando a stretto contatto con le Microaree presenti sul territorio e coinvolgendo tutti gli altri enti e realtà del terzo settore. Lo scopo di queste sarà l’aggancio dei ragazzi frequentanti la zona d’interesse mediante la valorizzazione degli elementi che già la costituiscono e la creazione di “centri d’interesse” che li attirino in attività in grado di coinvolgerli (piccole sale di registrazione, laboratori musicali, artistici ecc.), con particolare attenzione per la fascia 18-25, che risulta essere quella meno tutelata dalle politiche attuali. Queste azioni risultano ora ancor più pressanti e urgenti a causa della recente drastica riduzione della socialità a seguito dell’emergenza Covid-19.
IMPEGNO 3 – Potenziamento dei Ricreatori e dei Servizi Integrativi Scolastici (SIS)
Il patrimonio storico e unico dei Ricreatori di Trieste è una risorsa da rilanciare e collocare al centro delle nuove politiche educative. Il Ricreatorio dovrà continuare a mantenere il suo ruolo di spazio privilegiato per le bambine e i bambini dove praticare il gioco libero, sperimentare le relazioni sociali, provare la propria autonomia e scoprire i propri talenti. Dovrà continuare a promuovere i progetti che lo hanno reso un luogo accogliente per tutti i giovani, come il teatro, i laboratori manuali e artistici, lo sport per tutti senza le esasperazioni della competitività, il progetto “Growing Up”. In quest’ottica dovrà anche diventare un presidio sul territorio mettendosi al centro di una rete educante di quartiere. Il Ricreatorio dovrà uscire dalle sue strutture per promuovere collaborazioni fra i diversi enti educativi presenti sul territorio, migliorando le proprie capacità di risposta alle richieste e alle esigenze dei giovani, e affinando il proprio ruolo di monitoraggio e la capacità di intercettazione delle situazioni di disagio. Parte di queste iniziative saranno rivolte al sostegno della genitorialità, sia con la promozione di occasioni di relazione fra genitori, sia con incontri di riflessione sul ruolo genitoriale presso le Case di quartiere (vedi Partecipazione – Impegno 1). Il Servizio Integrativo Scolastico andrà riorganizzato in un’ottica di promozione dell’autonomia nello svolgimento dei compiti e nello studio. Questa revisione del servizio sarà l’occasione per riformulare e migliorare le relazioni con le istituzioni scolastiche. Per realizzare tutto questo è strategico investire sulla professionalità degli educatori e quindi il piano di rilancio dei Ricreatori passa anche attraverso un più efficace progetto di formazione permanente per i dipendenti che possa promuovere la loro competenza, autonomia e creatività.
COSA FAREMO
- Promuoveremo la rete fra gli enti educativi presenti sul territorio con la calendarizzazione di incontri periodici.
- Nomineremo dei nuovi coordinatori con l’obiettivo di avere almeno un coordinatore ogni 2 ricreatori in modo da garantire un miglior presidio pedagogico educativo e un più puntuale lavoro di rete.
- Progetteremo attività per uscire dal Ricreatorio per incontrare anche i ragazzi e le ragazze che frequentano i giardini rionali, le microaree, o altri luoghi informali.
- Ridefiniremo il servizio di sostegno scolastico ribattezzandolo “RicreStudio” anche concordando nuove convenzioni con le scuole.
IMPEGNO 4 – La cultura come aggregazione, socialità e formazione
(vedi Cultura – Impegni 3 e 4)
Pensiamo che sia arrivato il momento di vivere la scuola in maniera diversa e partecipata, attivando percorsi laboratoriali di gruppo e coinvolgendo gli studenti e le studentesse nell’individuazione dei loro interessi e nella scelta delle attività da organizzare. Dare alle persone gli strumenti per autodeterminarsi nei percorsi formativi inciderebbe infatti positivamente anche sul fenomeno dell’abbandono scolastico e offrirebbe la possibilità di diversificare le proprie competenze anche a chi non ha la disponibilità economica per seguire corsi che altrimenti avrebbero costi importanti.
Le attività laboratoriali all’interno degli istituti scolastici comprensivi in orario pomeridiano saranno organizzate da educatori professionali e condotte, all’occorrenza, da maestranze del territorio. Si baseranno sulla trasmissione del “sapere” inteso come “saper fare”, prediligendo l’interattività e la partecipazione diretta alla lezione frontale, basata sulla trasmissione verticale delle informazioni. Promuoveremo un’ampia varietà di proposte: da quelle sportive a quelle artistico-culturali, fino a quelle pratiche e formative applicabili in contesti d’uso quotidiani.
COSA FAREMO
- Attiveremo i laboratori tramite i servizi di sostegno scolastico già esistenti e forniti dal Comune attraverso il ricorso alle cooperative sociali, già incaricate a svolgere le mansioni concordate all’interno degli istituti comprensivi con previa regolare gara d’appalto, redistribuendo le ore previste dall’appalto o ampliando lo stesso in termini d’investimento da parte del Comune. I laboratori previsti verranno proposti come corsi veri e propri, con durata prefissata e obiettivi minimi da raggiungere. Il corpo docenti sarà composto dagli stessi educatori del privato sociale coinvolto nell’appalto e/o professionisti selezionati dalle cooperative responsabili del servizio.
IMPEGNO 5 – Mense
La condivisione del pasto è un momento educativo e conviviale di fondamentale importanza per la crescita dei bambini e delle bambine oltre che per acquisire corrette abitudini alimentari.
Per questo motivo il servizio mensa, offerto dal Comune ad asili, scuole dell’infanzia e Servizi Integrativi Scolastici, dovrà realizzarsi in modo che il pasto sia un momento confortevole, accogliente e di socializzazione. Sarà quindi necessario rivedere gli spazi dedicati alle mense, rendendoli più accoglienti e meno affollati. Se possibile si valuterà la possibilità di mantenere o riattivare la cucina interna, o in alternativa si valuterà la possibilità di attivare la distribuzione secondo una modalità a self-service che dia maggior autonomia di scelta sia sulla tipologia di cibo che sulla quantità.
I menù dovranno essere ripensati nell’ottica della varietà, dell’equilibrio alimentare, ma anche in quella della riduzione dei consumi e degli sprechi.
COSA FAREMO
- Renderemo accoglienti e poco affollati gli spazi mensa aggiungendo dei doppi turni.
- Negli appalti per gli affidamenti del servizio mensa inseriremo delle clausole sociali a salvaguardia dei lavoratori impiegati dagli aggiudicatari e punteremo, anziché sul ribasso del prezzo, sulla qualità e sulla sostenibilità ambientale per promuovere le corrette abitudini alimentari delle nostre ragazze e ragazzi.
- Selezioneremo una scuola dove attiveremo un progetto pilota di servizio self-service per promuovere e sostenere la crescita dell’autonomia e della collaborazione nel momento del pasto attraverso la cura e la gestione da parte delle bambine e delle bambini che frequentano la mensa.
- Valuteremo percorsi di riutilizzo del cibo non consumato a favore di altre realtà territoriali o di famiglie disagiate, fornendo le mense di appositi contenitori e abbattitori.
IMPEGNO 6 – Sostegno alla genitorialità
Considerata la sempre più complessa sfera del mercato del lavoro, i servizi dedicati alle famiglie per una serena conciliazione tra lavoro e vita privata devono aggiornarsi e diventare più flessibili. Ogni anno infatti centinaia di famiglie non hanno la certezza di trovare posto all’asilo nido per i propri figli: i posti gestiti dal Comune non bastano ad accogliere tutti i bambini, i criteri per l’assegnazione di tali posti vanno rivisti, e le alternative private sono costose.
Queste incognite rendono difficile l’organizzazione della vita familiare e lavorativa, e ad essere penalizzate sono soprattutto le donne, che sono spesso costrette a dover scegliere tra lavoro e accudimento dei figli.
Oltre agli aspetti economici e di conciliazione dei tempi della vita è di primaria importanza investire nei più piccoli.
I primi anni di vita sono tra i più importanti nello sviluppo mentale e fisico dei bambini in quanto, come hanno dimostrato gli studi e la letteratura scientifica, le competenze cognitive, socio-emozionali e fisiche si formano, in larga misura a partire dalla nascita e prima dell’entrata nella scuola, seguendo un processo cumulativo. Proprio per questo le disuguaglianze socio-economiche, per quanto riguarda l’acquisizione di capacità e competenze, si formano tra i bambini ben prima di varcare la porta della scuola dell’obbligo. Questi dati confermano la permanenza dell’effetto a lungo termine dell’intervento nella prima infanzia. Diversi studi hanno inoltre dimostrato che l’occupazione femminile e le politiche di conciliazione, nonostante riducono il tempo di cura delle madri, ne aumentano la qualità e l’intensità, stimolando al contempo anche la partecipazione dell’altro genitore.
Al momento nel Comune di Trieste non è prevista una specializzazione dei servizi dedicati ai minori e alle famiglie con percorsi/progetti di sostegno alla genitorialità per nuclei familiari con la presenza di un bambino/a entro i primi 1000 giorni di vita, in condizioni di povertà economica, di trascuratezza e di disagio sociale.
Vanno perciò individuate nuove misure a sostegno della prima infanzia, della genitorialità e della conciliazione tra vita privata e professionale, a partire da forme di lavoro flessibile, congedi parentali e di paternità e un’adeguata copertura dei servizi educativi per l’infanzia per il lavoro e cura della famiglia, per rispondere ad esigenze nuove e in continua evoluzione.
COSA FAREMO
- Aumenteremo le risorse disponibili per l’abbattimento rette per la frequenza degli asili nido.
- Ridefiniremo i criteri di assegnazione dei posti all’interno dei nidi comunali a favore di criteri che valutano la situazione complessiva del bambino e del suo nucleo famigliare relativamente al lavoro dei genitori, al numero dei figli, alle problematiche della salute alle situazioni di disagio e difficoltà sociale.
- Rimodulazione delle sezioni nido sulla base della densità abitativa, prevedendo l’apertura di almeno 2 nuove sezioni nei rioni periferici entro il primo mandato (esempio: tra Santa-Croce, Prosecco e Contovello non c’è una sezione di nido con lingua d’insegnamento slovena e ce n’è solo una di lingua italiana, anche altri rioni periferici sono scoperti).
- Avvieremo nuovi accordi con enti terzi e privati per garantire più posti in convenzione.
- Incentiveremo i partenariati ei progetti nell’avvio di servizi educativi alternativi al nido (asili nido in condominio, asili nel bosco, spazi gioco,…).
- Sosterremo (economicamente, o in forma di abbattimento canoni di locazione se in edifici di proprietà comunale) le imprese che si impegneranno a garantire spazi e tempi per il co-working per le proprie e i propri dipendenti.
- Introdurremo immediatamente delle misure di conciliazione casa-lavoro per i dipendenti comunali.
- Implementeremo e sosterremo le iniziative e i servizi diretti allo sviluppo dei piccoli e le competenze genitoriali dei grandi secondo l’approccio della Nurturing Care per lo sviluppo infantile precoce. Nelle Case di quartiere (vedi Partecipazione – Impegno 1) o in altri spazi messi a disposizione dal Comune genitori e figli potranno trascorrere del tempo insieme e condividere esperienze positive di lettura, musica, gioco e espressione artistica. Le attività saranno condotte da educatori e volontari appositamente formati, in compresenza di bambini e genitori.
IMPEGNO 7 – Progetto Area Giovani (PAG)
(vedi Cultura, Impegno 4)
Vogliamo trasformare il PAG, rilanciato dal Comune di Trieste nel 2016, in un centro multifunzione, riservato non solo alle persone più giovani, ma anche al resto della cittadinanza. Il potenziamento del PAG come struttura deve passare necessariamente attraverso un investimento di risorse finanziarie volte al potenziamento delle risorse umane ed economiche del Progetto, che vadano a porre al centro delle politiche sociali, educative e culturali anche le necessità e le possibilità di espressione dei giovani della città. Un investimento di questo tipo porterebbe il PAG a poter esprimere al meglio le proprie potenzialità, in un’ottica di perseguimento di cessione di autonomia ai giovani che lo frequentano, pur sempre all’interno dei vincoli tipici di una struttura pubblica comunale.
COSA FAREMO
- Destineremo parte dei servizi offerti dal PAG alle esigenze del mondo del Terzo Settore, fornendo supporto, consulenza e formazione alle associazioni giovanili, per facilitare gli adempimenti burocratici, fiscali e amministrativi richiesti dalle partecipazioni ai bandi, dall’organizzazione degli eventi e nella normale vita associativa.
- Intensificheremo le relazioni tra il PAG e gli istituti di formazione, gli istituti scolastici e i servizi educativi del Comune, con particolare attenzione alle fasce giovanili più fragili come quella dei giovani che non risultano impegnati in nessun tipo di formazione né occupazione lavorativa (NEET).
- Affideremo al PAG il compito di catalizzare le diverse esperienze dell’associazionismo giovanile mappandone le competenze e le specificità per incentivare collegamenti e collaborazioni anche in chiave di progettazione europea.
- Apriremo nuove “succursali” del PAG inserendole, laddove possibile, nelle Case di Quartiere (vedi Partecipazione – Impegno 1) nei rioni della città più periferici, oltre allo spazio di via del Castello.
- Favoriremo la coprogettazione delle attività, la condivisione delle scelte e del budget destinato al PAG al fine di responsabilizzare i giovani accreditati e rendere più trasparenti i percorsi progettuali, con l’obiettivo di incentivare una maggiore autonomia dei giovani coinvolti.