TACA*BANDA

Ripensare la città

Proponente
Gruppo Immagine APS - ETS
Territorio
Trieste, Muggia
Anno
2026
Stato di approvazione
contributo richiesto
Contributo richiesto
1.000€

Ripensare la città significa coglierne alcune evidenze e collocarle in un nuovo contesto compositivo, significa ricombinarla con segno, forma e colore. Significa ancora abitare nuove metafore, pur se temporanee, e, grazie al lavoro di gruppo, riconoscerle come generative prima ancora di verificarle nel quotidiano: nel delicato intento di proporre nuove occasioni per “misurare i limiti” di ciascuno e di ciascun ambito. Nella certezza che nuove e significative esperienze favoriscano la formulazione di nuovi e successivi “punti di vista”. CONTESTO.- “Il cammino da forma alla mente”. Questo progetto accoglie e rilancia le riflessioni sviluppate da B. Chatwin (Le vie dei canti, 1987) contemperandole con il “ritrovare l’azione” di B. Munari (1907-1998) e la “sapienza delle mani” di R. Dalisi (1931-2023). Il contesto d’azione sarà l’esperienza in due centri urbani (Trieste e Muggia) con particolare attenzione alle piazze e al loro protagonismo nelle metafore urbane.
OBIETTIVI.- “… ci ho messo tutta la vita per imparare a dipingere come un bambino” quando P. Picasso (1881-1973) a più riprese così dichiara, intende la tenacia e il piacere del gioco, dove si intrecciano regole e varianti; intende la necessità e l’urgenza di conoscere il mondo, iniziando ciascuno dalle proprie “unità di misura” (mano, gesto e postura). L’obiettivo sarà formulare, e riformulare, un personale punto di vista in un gruppo di lavoro che si riconosca gradualmente quale possibile generatore di metafore.
STRUMENTI.- “il -fare la città- è un’arte, non una formula” C. Landry (1948) propone di non considerare in prima battuta analisi e diagrammi ma di dare spazio ai tesori inattesi e disseminati nei centri urbani (compresa la nostra presenza) e di mettere in gioco le dinamiche del loro manifestarsi. I laboratori “giocare con l’arte” ci paiono uno degli strumenti più efficaci perché innervano l’attenzione (e il piacere) al momento compositivo con le regole della percezione e dell’immagine: uno stare al gioco che talvolta noi tutti rivendichiamo o imputiamo.