Movimento civico per Trieste - Programma

Economia generazione porto vecchio: qui costruiamo il futuro di Trieste

Lungomare di Trieste con passeggiata, cane, palazzi storici e nave in porto.

parchi eco-innovativi ed eco-produttivi sono luoghi che combinano attività residenziali, imprenditoriali e industriali, ottimizzati dal punto di vista ambientale e aperti al miglioramento continuo, grazie alla collaborazione con istituzioni dedicate alla ricerca e sviluppo. 

La valorizzazione del Porto Vecchio rappresenta una grande opportunità non solo per Trieste, ma anche per tutta la regione e il nord Adriatico, nella misura in cui si riesca a favorire la creazione di un ecosistema in cui accelerare l’incubazione di startup e insediare imprese tecnologiche con produzioni ecosostenibili. 

A differenza delle scelte politiche in campo urbanistico dell’attuale Amministrazione Comunale, che difendono un modello di sviluppo superato e non più sostenibile, incentrato esclusivamente sul mercato immobiliare, sull’erogazione di servizi e giocato al ribasso sul costo del lavoro, la proposta di Adesso Trieste mira a ricostruire una base produttiva ecosostenibile, connessa con i settori del Porto e della Ricerca, che garantisca un lavoro di qualità a chi vuole restare o tornare in città.

IMPEGNO 1 – Un parco eco-innovativo per nuova occupazione di qualità

Trieste sente forte il bisogno di innovazione. Con i suoi innumerevoli istituti di ricerca, università, parchi scientifici la città e la regione Friuli Venezia Giulia si collocano al secondo posto in Italia per capacità di creare startup innovative. Ma questo non basta a rendere il territorio competitivo a livello europeo. L’articolato sistema scientifico e universitario triestino, noto a livello internazionale, produce conoscenze che in alcuni casi trovano applicazione nel mondo economico, sia grazie al trasferimento di tecnologie verso il tessuto imprenditoriale, che attraverso spin-off imprenditoriali da cui possono nascere startup.

Anche se le ricadute di un sistema scientifico travalicano normalmente l’area territoriale in cui esso opera, è pur vero che il sistema economico locale non riesce a sfruttare adeguatamente il vantaggio competitivo offerto dalla ricerca. L’enorme potenzialità dell’ecosistema della scienza, infatti, non si traduce automaticamente in sviluppo, innovazione e occupazione per l’economia del territorio. 

L’industria ad alto tasso di tecnologia e di sostenibilità trova il suo giusto insediamento in aree connesse con il tessuto urbano, prossime ad attività scientifiche e di ricerca. Si può dunque immaginare di dar vita in Porto Vecchio a un Parco eco-produttivo in un’ottica di Open Innovation, aperto alla collaborazione con l’ecosistema scientifico e universitario. Un importante distretto dell’economia circolare per l’insediamento di nuove attività economiche improntate su tecnologia e sostenibilità.

Per farlo, è necessario partire dal recupero del sito, che è una fenomenale opportunità  per attrarre e valorizzare competenze, professionalità e creatività nell’ambito dell’architettura e della pianificazione sostenibile. Inoltre, il processo stesso del recupero del Porto Vecchio sarà una vetrina internazionale per Trieste, una pietra fondante per il successo dell’insediamento di un polo verde, blu, digitale, innovativo e sostenibile. 

COSA FAREMO

  • Avvieremo un percorso di progettazione partecipata, coinvolgendo mondo della ricerca, mondo imprenditoriale, Autorità portuale e altri portatori di interesse con l’obiettivo di definire le condizioni urbanistiche, logistiche, infrastrutturali e di governance per l’insediamento in PV di nuove attività economiche ad alto tasso tecnologico e improntate alla sostenibilità.
  • Punteremo all’attrazione di iniziative imprenditoriali nei settori:
    • Green and circular economy, per un possibile distretto di economia del riciclo e delle tecnologie per la decarbonizzazione e ambientali a cui affiancare un Centro per la progettazione di interventi di adattamento e mitigazione degli effetti climatici,  in stretta collaborazione con i centri di ricerca e universitari triestini 
    • Blue economy, puntando sulle tecnologie di frontiera applicabili alla progettazione navale, quali componentistica, software, simulazione, digitalizzazione, sensoristica, automazione, robotica, meccatronica, propulsione ecocompatibile, materiali innovativi
    • Digitale, puntando su High Performance Computing (HPC, ovvero il calcolo elettronico ad elevate prestazioni), Intelligenza Artificiale, utilizzo dei dati, IoT, cyber security, telecomunicazioni 
    • Salute, ad esempio dispositivi medici, componenti per biofarmaci e biosimilari, sistemi robotizzati per la produzione di farmaci negli ospedali, informatica legata alla salute 
    • Agricoltura urbana, grazie a serre verticali tecnologiche, per produzioni intensive di prodotti agricoli, ad esempio con sistema idroponico, da realizzare recuperando edifici dismessi, come quelle proposte da ENEA.
  • Indirizzeremo il recupero del sito salvaguardando la sua unitarietà architettonica e secondo un disegno d’insieme che, tenendo conto dei vincoli indicati dalla Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio, dia vita a un luogo in cui creare nuove opportunità di sviluppo, buona e nuova occupazione e socialità. La potenzialità di PV deve essere compresa e restituita attraverso un pensiero tecnico-progettuale complessivo.
  • Ripenseremo integralmente la viabilità dell’area del PV, che dovrà basarsi su ciclabilità, pedonalità e trasporto pubblico, anche grazie alla rifunzionalizzazione dei binari esistenti nel sito, per la realizzazione di una rete tramviaria (vedi Ecologia – Mobilità – Impegno 3), mentre è esclusa la possibilità di realizzare nuovi parcheggi di superficie se non a somma zero per liberare dalla sosta altre zone come per esempio le Rive.
  • Ci attiveremo per rivedere gli impegni presi in merito alla sdemanializzazione e l’Accordo di Programma, che prevedono attualmente come sbocco prioritario per gli immobili del PV la loro vendita sul mercato, perché sia data invece priorità a concessioni e comodati d’uso, in modo da governare le destinazioni degli edifici e dell’area nel suo insieme. In questo modo si manterrebbe in mano pubblica il controllo sulle linee di sviluppo di Porto Vecchio, orientandone il percorso di rigenerazione.  A questo scopo intavoleremo un dialogo con l’Autorità portuale per ridefinire un accordo utile alle parti e alla città e che ridisegni l’organismo di gestione del PV, includendo al suo interno la rappresentanza di enti e portatori di interesse, per esempio del mondo della ricerca e quello dell’industria, ma anche la possibilità di ascolto della cittadinanza attraverso processi di partecipazione attiva.