Movimento civico per Trieste - Programma

Sociale: la città inclusiva, microaree, anziani, sport, lgbt, accoglienza, prevenzione

Ogni bisogno lasciato senza risposta ha ricadute sul piano psicologico, sociale, sanitario ed economico per la persona e per la collettività. 

La città inclusiva  si fa carico, attraverso l’azione integrata di tutti i soggetti che a diverso titolo lavorano in campo sociale e educativo, dello sviluppo armonico e integrale di tutti i suoi cittadini, con particolare attenzione a quelli più fragili , a cui intende offrire gli strumenti per vivere una cittadinanza attiva, che attinga a cultura, saperi, etiche ed esperienze. Una città inclusiva chiama alla cura e all’attenzione verso la crescita tutti gli adulti attraverso la partecipazione ai luoghi formali e informali.

IMPEGNO 1 – Microaree

Il programma Habitat Microaree è un programma di promozione di benessere e coesione sociale, che prende avvio alla fine del 1998 da un’intesa tra Comune, Azienda Sanitaria, Ater, con lo scopo di migliorare la qualità della vita degli abitanti di alcuni rioni “a rischio”, caratterizzati dalla rilevante presenza di caseggiati ATER. Il programma, realizzato in collaborazione dai tre enti promotori, prevede il coinvolgimento attivo della cittadinanza e del settore non profit operante sul territorio (associazionismo, volontariato, cooperazione sociale) e si pone l’obiettivo di tutelare la salute e la prevenzione del disagio sociale, sviluppare la comunità attraverso forme di partecipazione attiva, socializzazione, associazionismo fra gli abitanti per favorire comunicazione, solidarietà e aiuto reciproco, migliorare la qualità della vita e le condizioni abitative, curare e fornire assistenza preventiva ai soggetti più fragili. 

Attualmente sono attive 14 sedi e ciascuna di esse raggiunge tra le 500 e le 2000 persone. Attraverso lo stretto raccordo tra Comune, Azienda Sanitaria e Ater, le Microaree riescono a fornire risposte soggettive e non preconfezionate ai cittadini. Le Microaree infatti mediano le comunicazioni tra le diverse istituzioni coinvolte, tra i cittadini e le istituzioni e infine tra i cittadini stessi, rigenerando e potenziando il tessuto sociale. Data la grande importanza che assumono all’interno dei territori di competenza ne vogliamo accrescere il valore, rafforzandone i diversi aspetti. Vogliamo agevolare la comunicazione tra cittadini e Microaree promuovendo e pubblicizzando la loro presenza alla cittadinanza. Vogliamo inoltre accrescere il numero del personale presente all’interno di ciascuna Microarea, moltiplicando e diversificando i differenti ruoli professionali, in modo da aumentare la qualità, la quantità e la tipologia delle risposte date ai bisogni dei cittadini.

COSA FAREMO

  • Faremo una mappatura del territorio per rilevare i contesti sociali abitativi più fragili della città e accresceremo il numero delle Microaree per estendere il loro bacino d’utenza.
  • Rafforzeremo il ruolo e la presenza dei servizi sociali territoriali all’interno dei Distretti e delle Microaree per garantire una maggiore integrazione con la componente sanitaria, realizzando in concreto quanto prevede il Recovery Plan (PNRR, Missione 6 – C1).
  • Potenzieremo gli interventi dei servizi sociali nelle Microaree e nei Distretti per essere in grado di dare una risposta più rapida ed efficace ai bisogni delle persone.
  • Ricercheremo attivamente e favoriremo la collaborazione delle Microaree con i cittadini attivi e le associazioni presenti sul territorio.
  • Rafforzeremo la presenza delle Microaree attraverso eventi culturali e di animazione nei rioni per accrescere la cura condivisa dei beni comuni urbani.

IMPEGNO 2 – Invecchiare bene

Dopo il pesantissimo tributo pagato dagli anziani nel corso della pandemia, per Adesso Trieste pare un atto più che dovuto che il tema ritorni nell’agenda politica.

A Trieste per ogni giovane corrispondono più di due anziani. L’indice di vecchiaia è elevato, ma questo non si riflette nelle politiche per l’anziano adottate dalle precedenti giunte che difettano di un pieno coinvolgimento della persona nei processi decisionali riguardanti il proprio benessere e il proprio percorso di vita. Il continuo disinteresse da parte delle istituzioni per questa fascia d’età si rispecchia su molti piani di vita della persona. La solitudine e la poca attività motoria hanno un impatto negativo notevole sulla salute sia dal punto di vista fisico sia psicologico e i sistemi di long-term care (assistenza di lungo termine) sono a un livello inferiore rispetto a quello degli altri paesi europei. 

Attualmente, circa 3000 triestini risiedono nelle case di riposo. Molto spesso non viene riconosciuta loro la possibilità di autodeterminazione, accompagnata dal desiderio di restare nel proprio territorio. Nel momento in cui una persona anziana entra in una casa di riposo, si allontana inevitabilmente dal proprio contesto di vita, perdendo parte della propria autonomia e lasciando le proprie relazioni sociali e i propri affetti con il gravare sulla famiglia, che spesso si ritrova impreparata ad affrontare la nuova situazione e le determinate problematiche. 

Con questo impegno vogliamo mettere concretamente in atto gli obiettivi stabiliti dal Recovery Plan per il sostegno alle persone vulnerabili e la prevenzione dell’istituzionalizzazione degli anziani non autosufficienti (PNRR, Missione 5 – C2).

COSA FAREMO

  • Attiveremo percorsi di coabitazione assistita (domiciliarità innovativa) in piccole abitazioni che consentano, da un lato, di accrescere la qualità del servizio offerto con l’assistenza professionale h24, essendo il domicilio condiviso da poche unità, e di garantire una migliore qualità della vita rispetto alla casa di riposo e, dall’altro, di ridurre i costi economici complessivi per l’individuo e per la collettività rispetto a quelli sostenuti per le rette delle case di riposo.
  • Promuoveremo attività motorie di gruppo e attività socializzanti per l’anziano sul territorio, potenziando ulteriormente quanto già fatto dalle associazioni, e in collaborazione con esse  e con le società sportive.
  • Accresceremo la partecipazione degli anziani all’interno delle Microaree nella realizzazione dei progetti di socialità.
  • Garantiremo una riqualificazione urbana nel pieno rispetto dei bisogni dell’anziano (abbattimento barriere architettoniche, inserimento di arredi urbani, allargamento e manutenzione marciapiedi, verde di vicinato).
  • Rafforzeremo i servizi domiciliari per fornire non solo “qualche ora di OSS”, ma un’ampia gamma di supporti, usando tutte le reti esistenti: dalla consegna di alimenti, farmaci, pasti, all’igiene dell’abitazione e delle persone, al raccordo con i medici di base. 
  • Favoriremo la creazione di percorsi di rete intergenerazionale sostenendo iniziative che favoriscano attività pensate per “nonni” e “nipoti”.

IMPEGNO 3 – Sport e stili di vita attivi

Uno stile di vita attivo è fondamentale per il buon mantenimento dello stato di salute e per la prevenzione di numerose patologie. La sedentarietà abituale ha gravi ripercussioni sul benessere  della persona, ha implicazioni sulle sue reti sociali e nel lungo termine ha conseguenze anche dal punto di vista economico per il singolo e per la collettività. 

Alle volte , inoltre,  lo sport viene promosso dalle associazioni sportive  come mero incubatore alla ricerca di talenti e non come uno strumento per promuovere la salute e il benessere psicofisico delle persone. Questo approccio riduzionistico accompagnato da una bassa promozione dell’offerta degli sport meno praticati presenti sul territorio, comporta l’esclusione di molti giovani che, non riuscendo a eccellere, si allontanano dal mondo dello sport e dell’attività fisica,. Alla luce di questa  selettività le persone con disabilità. trovano poco spazio nelle associazioni sportive e gli anziani riescono raramente a trovare opzioni in grado di coinvolgerli. Soprattutto nei contesti più fragili lo sport è poco diffuso e l’inattività fisica molto alta, in quanto l’offerta degli sport a livello dilettantistico è limitata e i ridotti spazi all’aperto adibiti a ospitare una pratica sportiva (a Trieste ci sono solo 17,1 mq disponibili per residente sotto i 18 anni contro i 65 mq di Ravenna o i 60 mq di Pordenone, fonte Osservatorio Coni Bambini) non consentono una pratica libera e sicura per il cittadino. 

Lo sport dovrebbe invece essere inclusivo, promotore di socialità e di benessere per le persone. Il Comune dovrebbe favorire la partecipazione dei ragazzi, sostenendo le famiglie meno abbienti a fronte di pratiche sportive che richiedono spese non indifferenti, monitorando l’andamento e agevolando la comunicazione tra le associazioni sportive e i territori. Per questo motivo intendiamo  sostenere le associazioni sportive nella ricerca attiva dei ragazzi presenti sul territorio attraverso una comunicazione con i distretti sanitari e con gli assistenti sociali. In particolare andrebbe diversificata l’offerta degli sport definiti minori, offrendo maggiori possibilità alle persone di poter trovare uno sport nel quale potersi esprimere al meglio.

Si dovrebbe altresì agire nell’ottica di una trasversalità degli interventi e delle attività proposte, raggiungendo persone di diverse età, con differenti abilità e differenti esperienze. Il Comune dovrebbe promuovere attività all’aperto organizzate da professionisti, gratuite e rivolte alla collettività, rigenerando le aree verdi e costruendo dei luoghi sicuri, fruibili e accoglienti per tutti i cittadini.

COSA FAREMO

  • Assegneremo contributi alle associazioni sportive per attuare percorsi inclusivi e di lotta all’inattività, ricorrendo anche agli investimenti previsti dal PNRR (M5C2.3 – Sport e inclusione sociale).
  • Stanzieremo fondi specifici per l’implementazione delle attività motorie gratuite di quartiere rivolte alla fascia fragile di popolazione attraverso anche le Microaree e i ricreatori.
  • Supporteremo la  diversificazione dell’offerta degli sport presenti sul territorio allocando degli stanziamenti destinati a sostenere le attività e gli sport cosiddetti “minori”.
  • Rafforzeremo la comunicazione tra territorio, assistenti sociali e associazioni sportive integrando laddove possibile il percorso della persona presa in carico dai servizi sociali con attività motorie e sportive.
  • Favoriremo l’organizzazione  di eventi sportivi. Verrà predisposta una proposta progettuale a valere sui fondi del Programma Europeo Erasmus plus per l’organizzazione dei Giochi della Mitteleuropa. L’evento vedrà la partecipazione delle associazioni sportive dilettantistiche di discipline minori provenienti dalle principali città centro-europee. I Giochi della Mitteleuropa rappresenteranno un grande evento sportivo internazionale anche in chiave turistica e  getteranno le basi per una rafforzata collaborazione tra la cittadinanza e le istituzioni delle città partecipanti (vedi anche programma Economia – turismo).
  • Realizzeremo progetti e iniziative per la promozione di un invecchiamento sano e attivo, rivolte specificatamente alla popolazione anziana con ad esempio attività di cammino e ballo nei parchi e negli spazi urbani della città
  • L’intero tessuto cittadino deve favorire la pratica dello sport e gli stili di vita attivi. Oltre ad aumentare gli spazi pedonali, verdi e a realizzare una rete ciclabile (vedi impegni del programma sulla Mobilità) realizzeremo un piano per raddoppiare in 10 anni gli spazi all’aperto adibiti, con apposite attrezzature, a ospitare una pratica sportiva (campetti per gli sport di squadra e percorsi vita per attività individuali) per promuovere una pratica libera per il cittadino e stili di vita sani.

IMPEGNO 4 – Politiche di genere e LGBTQIA+

Retaggio di una palese incapacità educativa, ancor prima istituzionale che  culturale in risposta alle situazioni di criticità e fragilità, la violenza contro le donne continua a riprodursi e a diffondersi su una moltitudine di livelli. La continua oggettificazione del corpo femminile contribuisce a legittimare la forte disparità di diritti e privilegi legati al sesso biologico e allo stesso tempo sminuisce l’entità e la gravità del fenomeno. Le tipologie di offesa e di efferatezza sono le più disparate (fisica, psicologica, sociale) e si possono riscontrare in moltissime dimensioni. 

Ciò che molto spesso non emerge dalle cronache sono le violenze sulla donna perpetrate dentro le mura domestiche. Il fatto che le violenze si riproducano all’interno del domicilio non può in alcun modo deresponsabilizzare le istituzioni. Un servizio lontano dal territorio non può agire preventivamente, ma solo in un’ottica reattiva. I Centri Antiviolenza sono certamente fondamentali, ma al contempo si devono implementare la presenza e la conoscenza territoriale dei servizi, per essere in grado di riconoscere in tempo le situazioni a rischio e di intervenire, laddove necessario, in modo efficiente, efficace e ben orchestrato. Riteniamo che le Microaree, attraverso la loro sinergia con le diverse istituzioni, con gli enti del terzo settore e con i cittadini, possano rispondere a queste urgenze in modo efficace e tempestivo.

Secondo una stima molto al ribasso dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, le persone LGBTQIA+ nel mondo sono almeno il 5% della popolazione. Il fortissimo stigma sociale legato al diverso orientamento sessuale e all’identità di genere costringe ancora la stragrande maggioranza delle persone LGBTQIA+ a non potersi esprimere liberamente nei diversi contesti della propria vita. Lo stigma e i pregiudizi si ripercuotono in una moltitudine di luoghi e situazioni e hanno pesanti ripercussioni sulla qualità della  vita delle persone che ne sono bersaglio.  

Quotidianamente le persone LGBTQIA+ subiscono molestie e spesso questi episodi restano sottaciuti o, quando denunciati, minimizzati. Le cause all’origine delle discriminazioni e delle violenze sono molto eterogenee e diversificate. Si passa dal bullismo nelle scuole alla totale assenza di interesse verso l’identità di genere nella terza età. Sicuramente l’assenza di segnali forti da parte delle istituzioni gioca un ruolo determinante nella riproduzione e nell’evoluzione di tali ingiustizie. In particolare, soprattutto a Trieste, le recenti giunte comunali hanno agito in maniera più o meno esplicita nella direzione opposta alla lotta alla discriminazione omolesbobitransfobica. 

Il FVG è uscito da poco dalla Rete RE.A.DY (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni per le Anti Discriminazioni per orientamento sessuale e identità di genere) mostrando una scarsa, se non assente, attenzione al problema. Non sarà delegando e lasciando sole le associazioni, le scuole, le famiglie e le singole persone che si potrà rispondere e incidere su un problema sociale di così vasta portata. Servirà una stretta collaborazione e un continuo dialogo con le associazioni presenti. Si dovrà garantire e implementare una formazione diffusa nelle scuole, nelle istituzioni e nei territori, favorendo la presenza e la continuità dei percorsi scolastici ed extrascolastici grazie alle associazioni competenti. 

COSA FAREMO

  • Implementeremo l’organico delle Microaree designato a rafforzare le capacità di valutazione del rischio e gestione dei percorsi di affrancamento delle donne vittime di violenza.
  • Introdurremo forme di sostegno economico (es. Reddito di Libertà, patrocinio legale gratuito) destinate a favorire percorsi di autonomia e di emancipazione delle  vittime di violenza di genere  in condizione di povertà.
  • Promuoveremo e sosterremo gli eventi e le campagne di sensibilizzazione sul tema della violenza di genere e contro l’omolesbobitransfobia e faremo aderire il Comune alla rete RE.A.DY.
  • Modificheremo il nome della “Sala Tergeste” in sala “Tergeste – matrimoni e unioni civili”.
  • Istituiremo un tavolo di lavoro permanente tra Comune e Associazioni LGBTQIA+ per prevenire e monitorare criticità sul territorio.

IMPEGNO 5 – Accoglienza e integrazione

Il fenomeno migratorio è ormai diventato un fenomeno strutturale che segue le dinamiche della globalizzazione i cui effetti avversi si dispiegano nelle condizioni economiche, politiche e/o climatiche di quanti sono costretti a lasciare il proprio paese/città. Il presupposto delle attuali politiche di accoglienza umanitaria è quello della temporaneità, cioè che siano crisi di breve periodo e che richiedono interventi emergenziali destinati dopo non molto tempo a esaurirsi col ritorno forzato in patria dei migranti. Tuttavia la storia ci dice che le crisi non sono fatti imprevedibili e, soprattutto, che sono durature perché si protraggono a lungo nel tempo. Infatti, la maggioranza dei migranti proviene dalla stessa manciata di paesi in crisi. La sfida attuale è di evitare di parlare di crisi temporanee o di limitarsi a cercare soluzioni momentanee. Occorre, anzitutto, fare in modo che nelle aree di insediamento i migranti trovino spazi di ampia cittadinanza senza compromettere quella dei nativi. 

L’accoglienza diffusa è dunque la modalità di approccio al fenomeno migratorio più efficace. Non solo garantisce ai richiedenti asilo l’esercizio dei diritti fondamentali, ma anche la possibilità di far riconquistare alla persona l’autonomia nella gestione della propria vita. Per permettere una concreta e veloce integrazione e prevenire i fenomeni di illegalità, marginalizzazione e di conflitto sociale serve però eliminare alcuni ostacoli che tuttora ne rallentano fortemente la realizzazione. La prima operazione dovrebbe consistere nel superamento dei grandi centri di accoglienza che producono passività e ghettizzazione. 

Oggi 150 appartamenti nei rioni della città assicurano vita di relazione con il territorio per tutte e tutti gli ospiti; 200 operatrici e operatori sociali impiegate/i, 1900 persone iscritte in programmi di insegnamento della lingua italiana e 211 in corsi professionali, solo nel 2019. Tutto con zero esborsi dalle finanze locali poiché il finanziamento dei programmi di accoglienza è onere dello Stato anche con fondi dell’Unione Europea.

COSA FAREMO

  • Organizzeremo, in collaborazione con gli enti del terzo settore e l’associazionismo, un sistema che riduca le accoglienze emergenziali a favore di quelle ordinarie, territoriali in grado di garantire l’accesso ai diversi servizi, così da permettere alla persona una veloce integrazione e la possibilità di iniziare a produrre valore e ricchezza per se stesso e per la comunità.
  • Parallelamente al punto sopra organizzeremo un ufficio immigrazione comunale fondamentale per una città di confine per discostarsi da pratiche violente e illegittime come le riammissioni, finalizzato all’orientamento ai servizi presenti sul territorio (punto ripreso dal Programma di Un’Altra Città).
  • Sottoscriveremo con la Prefettura un Protocollo d’intesa per definire e semplificare le procedure che consentano il coinvolgimento dei migranti in attività di volontariato.
  • Promuoveremo, in collaborazione con gli enti del terzo settore e l’associazionismo, interventi di inclusione per cittadini di paesi terzi e dell’Unione europea per l’alfabetizzazione nella lingua italiana e l’acquisizione di elementi di cultura generale.
  • Predisporremo un piano d’emergenza logistico e sanitario, anche con l’ausilio della Protezione Civile, laddove non sia possibile trovare una pronta sistemazione ai richiedenti asilo per ovviare alle situazioni di emergenza (es. Silos, che per anni e a periodi alterni, è stato l’unico rifugio di fatto esistente per i numerosi richiedenti asilo che sono arrivati nella nostra città).

IMPEGNO 6 – Percorsi di prevenzione nei contesti a rischio 

Riteniamo che le modalità repressive nei contesti di disagio sociale siano inefficaci, mentre la progettazione di percorsi di prevenzione dia risultati  risolutivi e duraturi. Miriamo a contrastare l’insorgere di eventi sfavorevoli sia sul piano personale che su quello sociale con la promozione di buone pratiche di vita (salute, legalità, emotività e cittadinanza attiva) su tutto il territorio cittadino mediante progettualità innovative e ritagliate sulla specificità dei contesti, rivolte trasversalmente a tutta la cittadinanza, indipendentemente dalla fascia di età o dal ceto sociale. 

Negli ultimi anni un ampio numero di progetti di prevenzione sono stati accantonati per mancanza di fondi e per scelte politiche. Intendiamo riprendere e rilanciare gli interventi che si erano rivelati più efficaci.

In tale contesto è da considerare anche la necessità di sostenere chi, privo di un sostegno familiare, dopo aver scontato la pena ed essere uscito dal carcere, vuole costruirsi un futuro nella legalità ma non è in grado di svolgere in autonomia le pratiche burocratiche necessarie o di inserirsi rapidamente nel contesto sociale.

COSA FAREMO

  • Faremo una mappatura dei servizi e dei progetti presenti sul territorio, raccogliendo le effettive richieste e le segnalazioni da parte degli operatori.
  • Garantiremo azioni educative incentrate  sul miglioramento della qualità di vita, sia in un’ottica di lungo periodo per ciò che riguarda una progettualità del benessere che, nel breve termine, per quanto riguarda la riduzione del danno. 
  • Riapriremo l’Help Center, al fine di dare un posto letto ai senzatetto specie in inverno. Nelle periferie si andrà a lavorare sulla formazione e sostegno della cittadinanza alle buone pratiche di vita, andando incontro a migliorie nel medio e lungo termine in un’ottica di sicurezza, salute e quindi di speranza di vita.
  • Sosterremo le realtà che agiscono dentro e fuori dal carcere per favorire un reinserimento virtuoso degli ex detenuti nel tessuto sociale cittadino.