Organo di governo e pianificazione finanziaria

1. Il Museo del Mare ha ricevuto un finanziamento da 33 milioni di euro: una cifra notevole per un museo italiano, ma anche per un museo europeo. Eppure non ha un organo di governo composto – come per tutti i musei altrettanto importanti – da un direttore, un consiglio di amministrazione, un presidente, un comitato scientifico. Il Comune come intende assicurare il successo di questa nuova istituzione senza un’adeguata struttura di governo che fin da subito coordini e pianifichi le attività, che sia in grado di attivare collaborazioni con altre istituzioni cittadine e sia capace di uno sguardo europeo non solo nella specificità degli exhibit ma nella gestione ordinaria del museo?

2. Ad oggi non esiste ancora una pianificazione finanziaria che indichi con quali risorse il Museo funzionerà a 5-10 anni dall’apertura, mentre un’adeguata progettazione esecutiva dovrebbe conoscere esattamente su quali risorse potrà contare. Un museo di queste dimensioni avrà milioni di euro di costo di gestione annuale (per fare un confronto: il Museo della Scienza di Trento ha un bilancio di 10 milioni di euro), è importante dunque sapere fin da ora quali saranno le risorse a disposizione nella gestione del Museo. Quali sono le fonti di queste risorse, le coperture di questi costi, e perché finora questo aspetto è stato tralasciato?

3. Tenuto conto che altri musei simili per avere successo hanno un ampio numero di dipendenti in grado di far fronte alle tante attività necessarie per attrarre il maggior numero di visitatori (il Museo della Scienza di Trento, che attira 500mila visitatori l’anno, ha 260 dipendenti, oltre ai volontari, i tirocinanti ecc.), Il Museo del Mare sarà gestito come gli altri Musei Civici, cioè affidando i suoi servizi a ditte esterne che si avvalgono di contratti con condizioni salariali inique oppure verrà gestito da personale assunto direttamente dal Comune?

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4. Per avere una precisa identità, il Museo del Mare non deve limitarsi a essere un museo generalista ma deve concentrarsi sugli aspetti specifici della storia di Trieste e del suo rapporto col mare. Ci sono passaggi fondamentali nella storia della navigazione, dell’economia del mare e della ricerca scientifica in cui Trieste ha svolto un ruolo di primaria importanza, ma che non sono stati ancora sufficientemente indagati. Tuttavia ci risulta che lo storyboard sia stato scritto da museologi e da funzionari comunali, senza avvalersi di storici navali esperti nella storia di Trieste e del suo porto. Perché lo storyboard è ancora secretato al pubblico, visto che farà parte della documentazione per il bando di gara e dunque sarà visionabile dalle ditte che vi partecipano?

5. Perché il Comune di Trieste non ha istituito un Comitato scientifico composto da storici della navigazione e del commercio navale, che possano rivedere lo storyboard, prima di avviare le procedure per la gara d’appalto per i lavori di allestimento, come era stato previsto in un primo tempo?

6. Si è avviato un inventario generale del patrimonio presente in città (in altre istituzioni pubbliche o in collezioni private) che potrebbe essere esposto, stabilmente o temporaneamente, nel Museo? L’Osservatorio astronomico, la Facoltà di Ingegneria, l’Ogs, l’Istituto Nautico avevano tutti dato la disponibilità a conferire le loro ingenti e preziose collezioni al Museo del Mare, ma non ci risulta che siano mai stati sentiti o coinvolti. Lo stesso vale per le associazioni marinare come l’Aldebaran che conta 70 anni di storia e possiede un’estesa raccolta di modelli, disegni, libri. E lo stesso discorso si può estendere ai collezionisti privati, che in alcuni casi sarebbero ben felici di collaborare col Museo. Tutti questi soggetti sono stati contattati per capire la reale potenzialità della collezione che il Museo potrebbe raccogliere e conservare? 

7. Nel progetto dell’architetto Consuegra è previsto uno spazio per contenere una biblioteca di conservazione. Si è fatto uno studio per capire se, oltre ai volumi già presenti nella biblioteca del vecchio Museo, questo spazio potrà ospitare anche i fondi sulla navigazione, che ora sono conservati in altre istituzioni, quali la Biblioteca Civica, l’Istituto Nautico, la Capitaneria di Porto ecc., in modo da concentrare in un unico luogo tutta la conoscenza sui temi relativi alla navigazione e al commercio marittimo?

8. Che cosa esporrà precisamente il cosiddetto “Museo ponte” o “Museo intermedio” che dovrebbe aprire tra pochi mesi, e su che base si è deciso di spendere 500.000 euro per un deposito a vista senza un adeguato allestimento e che sarà solo transitorio? 

Un museo contemporaneo

9. Un Museo del XXI secolo non può più essere concepito soltanto come un contenitore di reperti storici: per avere successo non può basarsi solo sul percorso espositivo. Deve guardare all’attualità e al mondo contemporaneo, al presente e al futuro dei trasporti marittimi, dell’innovazione e della ricerca scientifica e dunque creare convenzioni con i centri di ricerca presenti in città, con le industrie e le imprese innovative del territorio, ma anche con gli altri musei italiani e dell’area transfrontaliera, per creare occasioni di conoscenza, scambio, formazione. Deve avvalersi di giovani divulgatori scientifici per ideare percorsi che sappiano appassionare i visitatori e offrire l’occasione di fare esperienze inedite e formative. Il Comune sta mettendo in piedi questa rete di scambio e collaborazione con enti e istituzioni del territorio per progettare un’offerta di questo genere?

10. Il Comune ha preso contatto con l’Autorità Portuale per avviare una collaborazione per ideare percorsi percorsi espositivi legati al traffico marittimo di oggi e per far diventare il Museo anche uno spazio dove l’Autorità Portuale possa organizzare incontri aperti con la cittadinanza per informarla sulla pianificazione e la programmazione delle attività portuali, come una sorta di Urban Center del mare?