Immaginare Trieste senza navi è impossibile. Il porto e le navi sono il motivo per cui la città è esplosa economicamente e demograficamente. Purtroppo, oggi, il colpo d’occhio non è paragonabile alle vecchie stampe che, non di rado, si ammirano in vari locali e uffici di Trieste e dove il porto accoglieva numerose navi che spiccavano anch’esse sì per il bianco, ma quello delle grandi vele.

Attualmente, invece, il settore del trasporto marittimo, sia passeggeri sia merci, è esclusivamente affidato a motori, che contribuiscono in maniera sensibile all’emissione di sostanze inquinanti nocive per l’aria costituendo pertanto un problema per le comunità coinvolte. Il problema si è ulteriormente aggravato a seguito del blocco delle crociere e dei traghetti dovuto all’emergenza sanitaria tutt’ora in corso, che ha costretto diverse grandi navi a ormeggiare in porto in attesa di ripartire. 

Infatti, ormai da oltre sei mesi nelle banchine dei Cantieri S. Marco sono ormeggiate alcune grandi navi che mantengono costantemente i generatori accesi per garantire i servizi a bordo, emettendo quantità considerevoli di fumi che, a seconda delle condizioni meteo, gravano più o meno su gran parte dell’abitato limitrofo e non solo (da Baiamonti alle Rive). Molte, in questi giorni, le foto pubblicate nei social per denunciare questa situazione. Fumi che si vanno ad aggiungere a quelli di “routine” dei cargo ormeggiati per carico/scarico in Molo VII, dei Ro-Ro in Molo V (Ausonia), molo HHLA PLT Italia (nuova piattaforma logistica) e navi del Terminal SIOT-TAL. Tutto questo porta all’aumento nell’aria di emissioni che costituiscono una minaccia per la salute pubblica dei cittadini residenti nelle aree circostanti. 

Per queste ragioni l’alimentazione di navi ormeggiate in porto tramite una sorgente elettrica esterna (cold ironing) sta diventando un argomento di cui tenere conto nella progettazione degli impianti elettrici navali e della logistica portuale. Nonostante le navi più moderne (a partire dal 2000 circa) siano dotate di tali impianti, purtroppo l’elettrificazione delle banchine non è ancora prevista o comunque la sua realizzazione è molto in ritardo e questo non consente alle navi di collegarsi, una volta concluse le operazioni di ormeggio, alla rete elettrica di terra, con cui alimentare le utenze di servizio di bordo.

Se fino ad ora la diffusione di questa soluzione è stata fortemente limitata a causa dell’alto costo dell’energia elettrica in Italia, sembra che adesso qualcosa stia cambiando, grazie alle novità contenute nel Decreto Milleproroghe, nel Recovery Fund.  Recentemente sono stati sbloccati 906 milioni di €, destinati a 23 opere portuali, su tutto il territorio nazionale: tra le opere figurano anche l’ampliamento del Molo VI (8 milioni di €) e lavori di realizzazione del nuovo layout del piano d’ armamento portuale (32,2 milioni di €, finanziati a settembre 2020).

Dal punto di vista del bilancio ambientale, resta da sottolineare che, per quanto l’elettrificazione sia “la direzione da seguire” e pur eliminando i fumi nel periodo di ormeggio, il piano per realizzarla prevede un aumento considerevole della disponibilità di energia per soddisfare i quali si rende necessario il raddoppio dell’elettrodotto verso la Slovenia e quindi l’utilizzo di energia prodotta da fonti altamente inquinanti (carbone e nucleare). 

Nel frattempo potremmo guardare a come si stanno muovendo altre città portuali per trovare soluzioni meno invasive dal punto di vista ambientale e possibilmente reversibili nel caso in cui questa sia un’esigenza contingente, ammettendo che, tra qualche anno, il  boom delle grandi navi possa finire.

Come riferito da questo articolo, infatti:

In molti porti del mondo le navi portacontenitori non emettono più fumi e rumori, alimentate dall’energia elettrica ricevuta da terra, spesso e volentieri prodotta da fonti rinnovabili. Ciò accade sia per l’attenzione alla salute dei cittadini delle autorità competenti, sia per le innovative soluzioni sviluppate dall’industria navalmeccanica, che ha realizzato interessanti moduli containerizzati per l’alimentazione elettrica da terra. Centinaia di navi portacontenitori risultano già equipaggiate di contenitori modulari per l’alimentazione da terra.

Su ShipMag, un recente articolo ha fatto il punto sulle tecnologie più innovative per sopperire al problema dell’alimentazione elettrica delle navi in banchina:

C’è una soluzione che si adatta meglio ai porti del Mediterraneo e dell’Europa più in generale: si chiama ShoreKat ed è già in funzione dal 2018, evoluzione del sistema che consente di ridurre lo spazio richiesto nelle zone di ormeggio e l’impatto sulle operazioni al terminal. La terza generazione della tecnologia Caem si chiama VET System e consente l’installazione a bordo nave di un impianto all’avanguardia per la cattura e il trattamento degli scarichi per tutti i tipi di nave ma soprattutto traghetti e navi da crociera, di lasciare incontaminato qualsiasi porto in luoghi protetti, per esempio in zone ad alta densità abitativa e/o di aree ecologiche protette. 

Al di là delle soluzioni tecniche applicabili, sarebbe necessario anche un ragionamento più strategico. Se, per quanto riguarda la parte del trasporto commerciale, siamo tutti d’accordo sulle possibilità economiche e di sviluppo che offre alla città e quindi all’indispensabile mantenimento e ampliamento degli accordi commerciali e delle tratte attuali, per quanto concerne il trasporto passeggeri c’è da chiedersi se le grandi navi bianche portino o meno vantaggio economico a Trieste. Secondo uno studio, dall’emblematico titolo Pance piene, portafogli chiusi, i turisti da crociera sono quelli che meno spendono tra tutte le tipologie di turismo. Tutto questo a Trieste è ancora più evidente, visto che la maggior parte delle volte i turisti scendono presso la Stazione Marittima dove sono già pronti i pullman che li porteranno a Venezia.

Comprendiamo benissimo che dietro tutto ciò ci siano accordi commerciali tra grandi gruppi, ma sarebbe bello guardare al futuro del turismo e della città, ad esempio rendendo Trieste uno scalo appetibile a crociere particolari. Allora sì che il colpo d’occhio odierno reggerebbe il confronto con quello delle tele di qualche secolo fa e consentirebbe di guardare avanti, verso nuovi modelli di turismo sostenibile sotto il punto di vista ambientale ma anche economico e sociale.

Adesso Trieste ritiene fondamentale guardare in modo sistemico e strategico le questioni riguardanti la città, mettendo al centro lo sviluppo di una economia equa e rispettosa sia dei cittadini che dell’ambiente.

 

Fonti

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