Recentemente la Giunta Comunale di Trieste ha respinto un ordine del giorno proposto dall’opposizione e ispirato da una petizione promossa dal cittadino Paolo Radivo, in cui si richiedeva la messa in sicurezza per i pedoni di Strada per Longera.

Sì, avete capito bene: la Giunta Comunale Dipiazza, quella che nella storia di Trieste più si è riempita la bocca della parola “sicurezza”, ha negato senza mezzi termini la realizzazione di alcuni semplici e poco onerosi interventi che, pur non risolvendo del tutto il problema, potrebbero almeno ridurre la possibilità che accadano brutti incidenti, come ad esempio quello del 23 marzo scorso, andato a finire con il trauma cranico di un pedone travolto da un motociclista. 

Strada per Longera costringe il pellegrino senza mezzi di locomozione ad appiattirsi contro i muri quando passano le automobili e ad accertarsi prima di ogni curva che non sopraggiungano un furgone o un autoveicolo guidati da gente che ha fretta. Partendo da Cattinara, imboccando la via Max Fabiani, anch’essa non adatta ai pedoni, si devono percorrere quasi due chilometri prima di incontrare un marciapiede continuo che consenta di arrivare incolumi fino a Rotonda del Boschetto. Eppure, su Strada per Longera sono numerosi i cancelli e gli ingressi di case private che danno direttamente sull’asfalto carrabile.

Per andare e venire dall’ospedale di Cattinara ci sono invece quattro strade che portano in direzioni diverse, ma solo due sono sicure da percorrere a piedi. Chi ha progettato e realizzato le altre due non ha considerato che gli spostamenti, oltre che coi mezzi pubblici o privati, si possono effettuare anche a trazione muscolare.

Quella che scende verso San Giacomo subisce subito una brusca interruzione del marciapiede e ci si ritrova a camminare in un canale di drenaggio sotto un muretto di contenimento. Proseguendo dritti, si entra in autostrada oppure bisogna attraversare proprio sulla curva per approdare davanti al guardrail, scavalcando il quale si può camminare per qualche decina di metri in una stretta zona relativamente protetta. Ma questa si interrompe di colpo e si è costretti a stare di nuovo al bordo della strada finché si giunge all’incrocio con la camionale dove non sono previsti attraversamenti pedonali.

Se il guado della camionale va a buon fine, si può prendere la discesa di Strada di Fiume che, pur anch’essa nel primo tratto non proprio amichevole per chi desidera usare le gambe, conduce finalmente a un marciapiede.

Quando si vuole invece salire verso il Carso e raggiungere Basovizza, oppure scendere a Dolina, gli ingegneri e gli amministratori pubblici hanno pensato che fosse divertente farci camminare su un raccordo autostradale e costringerci ad attraversare proprio su una rampa di confluenza dove le macchine arrivano veloci e con la precedenza. Che volessero fare dell’ironia è anche testimoniato da inaspettate strisce pedonali sbiadite che partono da un punto senza approdo pedonale a ridosso del guardrail, piazzate esattamente sull’accesso all’autostrada.

Via Costalunga, come dice anche il suo nome, è una lunga strada che, partendo dalla Maddalena, scende dolcemente fino a Valmaura, risale poi fino a Kolonkovec (Poggi Sant’Anna) e cala di nuovo tra gli orti e i giardini del tratto terminale che sbocca in via Brigata Casale. Sono più di tre chilometri, ma solo la metà ha i marciapiedi. Lasciandosi alle spalle i cimiteri e proseguendo in direzione Brigata Casale, non ci sono più approdi per i pedoni. Si ricorda ancora un tragico incidente occorso anni fa in cui un bambino che rincorreva un pallone restò ucciso da un’auto che sopraggiungeva troppo veloce. Sembra che l’uomo avesse anche bevuto, ma resta il fatto che gli accessi di moltissime abitazioni si affacciano direttamente sulla carreggiata, e nessun dissuasore fisico o semaforico salvaguarda l’incolumità dei camminatori.

Risalendo la stessa via Brigata Casale, anch’essa completamente senza possibilità di transito pedonale in sicurezza, si arriva all’incrocio con Altura. Qui si vedono spesso persone che rischiano la vita per attraversare. Sia da un lato che dall’altro della carreggiata, infatti, ci sono abitazioni. Addirittura, da uno dei complessi condominiali di Altura scende una scaletta che però termina direttamente sulla corsia di marcia dei veicoli. Nessun attraversamento pedonale, semaforo o dissuasore neanche lì.

Si potrebbe obiettare che le strade citate sono troppo poco frequentate dai pedoni per rendere convenienti degli interventi migliorativi. Ma il motivo per cui quelle strade non sono amate da chi va a piedi è proprio che percorrerle è abbastanza rischioso. Si tratta solo di rovesciare la prospettiva.

Sono esempi evidenti, macroscopici, ma moltissime altre strade sono state progettate o riadattate senza tenere nella minima considerazione la presenza dei pedoni. 

C’è forse un regolamento comunale in cui sia specificato che gli automezzi debbano sempre e comunque avere la priorità? Se non c’è, allora molte strade non rispettano gli standard di sicurezza. Se invece un tale regolamento esiste, bisogna cambiarlo al più presto. 

Per Adesso Trieste, la strada è di tutti, a partire dal più fragile. Per questo, nel nostro programma troverete la proposta di un Pediplan che, affiancato al Biciplan, prenda in considerazione gli spostamenti pedonali in modo organico,  dando loro la dignità e la sicurezza che meritano.  

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