Di recente il Piccolo assieme al Comune di Trieste ha invitato i cittadini a esprimere la propria preferenza in merito all’intitolazione di alcune delle terrazze dei “Topolini” a Barcola. Tra i nomi prescelti c’è anche la nota astrofisica Margherita Hack: è importante che finalmente venga dato spazio in città a nuovi nomi per gli spazi pubblici e che tra questi ci siano anche quelli di donne celebri – anche se intitolare alla celebre Margherita “solo” un “bagno” appare decisamente riduttivo. La città deve aprirsi a un nuovo modo di pensare i propri spazi, a partire dai nomi che a essi vuole attribuire, e di conseguenza le proprie necessità ed esigenze, legandole in particolare a quelle delle donne e delle ragazze.

L’atto di intitolare dei luoghi pubblici a personaggi celebri, infatti, non dovrebbe essere considerato solo un mero atto commemorativo, ma piuttosto un’azione simbolica che serva da ispirazione per le giovani e i giovani di quelle città. A Trieste, come in molti altri contesti in Italia e nel mondo, i luoghi intitolati a donne celebri sono davvero pochissimi. Il progetto Mapping Diversity, che ha censito i nomi delle vie di diverse città italiane, conta 26 strade dedicate a donne sulle 760 intitolate a personaggi nella nostra città, il 3,4%; la cifra si riduce a 12 (1,6%) se escludiamo le Ssante. Certo le donne che hanno avuto l’opportunità di eccellere in un qualche campo nella storia sono numericamente inferiori agli uomini, ma proprio per questo quelle che ce l’hanno fatta andrebbero ricordate. E dovremmo farlo per dire alle nostre figlie, alle nostre ragazze, che sì, anche loro ce la possono fare a diventare quello che desiderano.

A sostenere questa teoria e a promuovere una metodologia innovativa e inclusiva che metta al centro della pianificazione della città le ragazze c’è il movimento internazionale #UrbanGirlsMovement, promosso dal think tank svedese “Global Utmaning”, che ha lanciato il motto: “Plan a city for girls, it will work for everyone” – pianifichiamo la città per le ragazze, funzionerà per tutti. Seguendo il loro decalogo sulla pianificazione degli spazi pubblici capiamo che seguendo le esigenze delle giovani donne potremmo davvero migliorare spazi, luoghi e servizi delle nostre città e che di questo miglioramento ne beneficerebbero tutti.

Del resto molte città europee sono già impegnate a garantire davvero una società egualitaria a partire dalla pianificazione. Tra queste c’è Umea, una città medio piccola della Svezia che ha promosso il “gender landscape”, la costruzione di un paesaggio urbano attento alle esigenze delle ragazze e delle donne senza tralasciare i ragazzi e gli uomini, partendo dall’idea di dare a ciascuno le stesse opportunità e lo stesso potere di modellare la propria vita e la società. Questo ha davvero innovato il modo di vivere la città, mettendo al centro i bisogni dei più fragili, che molto spesso sono di sesso femminile.

Tra le azioni promosse da Umea attraverso il “gender landscape” c’è anche l’intitolazione di luoghi urbani a donne celebri: all’amministrazione dicono infatti che “le ragazze hanno bisogno di riconoscersi, di pensare che anche loro, alla pari dei ragazzi, possono aspirare a posizioni lavorative di prestigio o che possono dedicarsi alle arti e, più in generale, possono seguire i loro sogni”. Per questo a Umea hanno anche il coraggio di cambiare il nome alle vie e alle piazze già esistenti, lasciando spazio anche a quelli femminili.

 

Nominare luoghi e spazi con nomi di donna di sicuro non è sufficiente a costruire una società davvero egualitaria, ma è un primo passo. Il desiderio e la speranza è che questo primo passo dia l’avvio a un cammino serio verso una nuova concezione di città dove nessuno venga lasciato indietro, come recita il motto delle Nazioni Unite “Leave no one behind”. Per troppo tempo le ragazze e le donne sono rimaste indietro rispetto ai colleghi maschi, per cercare di tenere in equilibrio le loro vite, tra lavoro e impegni familiari, fornendo così, spesso a spese delle loro aspirazioni professionali, un contributo essenziale alla società. È arrivato il momento per le ragazze di non dover più essere costrette a fare rinunce, a mettere tra parentesi sogni e progetti di realizzazione in tutti i campi della vita.

L’attesa è finita e il momento è Adesso.

 

Ileana Toscano con Alice Poli

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *