Essendo convinti sostenitori della validità del metodo scientifico e della necessità di una comunicazione scientifica e di una politica all’altezza dello stesso, restiamo sconcertati di fronte al tentativo di legittimare la decisione di interdire Piazza Unità alle manifestazioni come una misura di tipo sanitario.

Viene fatto passare il messaggio che ci si contagi di più manifestando sotto il Comune, la Prefettura o la Regione, che in altre parti della città, mentre ciò che serve, ovunque e in ogni occasione, è il rispetto di quelle che prima di essere norme di legge sono misure di buon senso e cura reciproca, come il distanziamento e l’uso delle mascherine in situazioni di assembramento. Distanziamento che è più facile mantenere in spazi ampi come quelli di Piazza Unità rispetto ad altri luoghi della città: da questo punto di vista il provvedimento, chiaramente propagandistico, potrebbe risultare addirittura controproducente dal punto di vista sanitario.

Che alcuni dei rappresentanti istituzionali intervenuti alla conferenza stampa di ieri siano stati tra i promotori di manifestazioni contro le restrizioni, tenutesi nel corso della seconda ondata proprio in quella stessa Piazza Unità oggi interdetta, rende la situazione ancora più paradossale.

Proprio perché siamo convinti che una massiccia adesione alla campagna vaccinale sia una delle chiavi per uscire dalla pandemia, crediamo che le contrapposizioni frontali tra opposte fazioni siano da rifiutare. La retorica guerrafondaia con cui ieri il Presidente di Confindustria Michelangelo Agrusti si è riferito a chi ha scelto di non vaccinarsi, dichiarando che “in guerra i disertori venivano messi al muro”, fa viceversa parte di quell’armamentario dialettico che sta contribuendo a inasprire il conflitto presente oggi nella società. Se ricostruire dei legami di fiducia più forti tra cittadinanza e istituzioni è veramente una priorità, decisioni e dichiarazioni del genere vanno nella direzione esattamente opposta.

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