Le piazze sono quei luoghi brulicanti e pieni di vita in cui si concentrano le tante attività di una città, in cui le persone si fermano a chiacchierare, i bambini sono liberi di rincorrersi perché non ci passano le macchine e in cui c’è lo spazio per i tavolini dei bar all’aperto. Sono luoghi di incontro e di attraversamento, di relax e di attività commerciali.

Non a caso sabato abbiamo iniziato la nostra esplorazione urbana proprio da Piazza Perugino. Ma sarebbe meglio dire dal tetto di un garage costruito in mezzo alla piazza. E i tetti dei garage non sono luoghi tanto ospitali (piazza Vittorio Veneto è un altro esempio, vedremo cosa capiterà a Roiano…). Qualche stento alberello cerca di sopravvivere nei grandi vasi di cemento, alcune panchine attendono invano di servire a qualcosa, ma la sensazione di stare in uno spazio non progettato per le persone ha il sopravvento. Negli anni scorsi si era tentato almeno di aprirla alle bancarelle della Coldiretti, ma qualcosa era andato storto e non se ne è più fatto nulla.

In questo contesto poco ospitale, Claudio Calandra ci ha parlato invece di un servizio di grande ospitalità: il lavoro della Comunità di San Martino al Campo che a due passi da qua ha la sua sede amministrativa. Nonostante la pandemia, volontari e operatori continuano infatti a trovare un ricovero per le persone senza fissa dimora, a fornire la spesa a famiglie in difficoltà e ad accompagnare nella formazione ragazzi e ragazze fuoriusciti dai percorsi scolastici. Mai come in questi tempi, infatti, è sempre più facile ritrovarsi in uno stato di totale indigenza, situazioni di faticoso disagio che la comunità di don Vatta cerca di risolvere.

Abbiamo ascoltato poi Roberto Barocchi, esperto di arboricoltura urbana e presidente di Associazione Triestebella, che ci ha invitato a immaginare una città diversa, con aree verdi anche nei rioni più densamente popolati come questo, dove pure le persone a bassa mobilità (principalmente bambini e anziani) possano godere dei benefici indotti dagli alberi. Verde di vicinato si chiama, e chi abita da queste parti ne sente di certo la mancanza.

Anche Marko Germani, abitante del rione, è intervenuto condividendo la sua esperienza quotidiana di genitore costretto a districarsi tra le auto per portare suo figlio nelle aree gioco più “vicine”: Villa Engelmann o piazzale De Gasperi. Incroci pericolosi, totale assenza di piste ciclabili e di zone con limite di velocità di 30 km/h. Basterebbe poco per migliorare la viabilità pedonale: gli attraversamenti a raso, le rotonde compatte e le chicane possono essere tutti espedienti per obbligare i veicoli a rallentare, anche senza bisogno di ricorrere ai vigili urbani. Una prospettiva coerente con la futura linea di tram-treno che, secondo la proposta di diverse associazioni triestine, collegherà i binari della Stazione Centrale di Trieste fino a Muggia, passando proprio per questa zona e contribuendo dunque a una rigenerazione urbana complessiva del quartiere.

Ci siamo poi spostati di pochi metri, e sui gradini dello Slovensko stalno gledališče (il Teatro stabile sloveno) il direttore artistico Danijel Malalan ci ha parlato delle loro produzioni, dei rapporti fruttuosi con i teatri sloveni e gli altri teatri cittadini, ma anche delle difficoltà in cui si trovano oggi i molti lavoratori dello spettacolo, spesso assunti con contratti a progetto. Ora finalmente si parla di riaprire cinema e teatri a fine marzo, e infatti anche le prove per gli spettacoli sono riprese. La grande maggioranza degli abbonati sono ovviamente di lingua slovena, ma grazie ai sottotitoli in italiano sono sempre più numerosi anche i triestini di lingua italiana che si avvicinano a questo teatro.

Ci siamo spostati, infine, nel parco di Villa Engelmann, per parlare dei giardini come luoghi di socialità. È alquanto limitato, infatti, pensare che basti la manutenzione del verde per far vivere un giardino. Quello su cui puntiamo è una gestione condivisa tra il Comune e le associazioni attive sul territorio in modo da organizzare attività ricreative e culturali all’aria aperta durante tutto l’anno. Il degrado urbano si riesce a evitare solo quando tutti gli abitanti della zona sono chiamati a intervenire attivamente nella progettazione partecipata degli spazi comuni, invece di considerarli “terre di nessuno”.

I giardini come luoghi di socialità potrebbero e dovrebbero relazionarsi con un altro luogo di socialità per eccellenza, che insieme abbiamo individuato nella biblioteca. Mentre a pochi passi da noi venivano presentate più di mille firme a sostegno della Biblioteca Quarantotti Gambini e della necessità di maggior personale qualificato, a Villa Engelmann si è discusso sul ruolo vitale e attivo della Biblioteca Diffusa, che ha una delle sue sedi presso la Scuola Fonda Savio Manzoni. La Biblioteca diffusa di Trieste può considerarsi un esempio virtuoso per allargare la platea dei lettori e giungere in varie zone cittadine, anche lontane dal centro, fino a costituire un vera rete culturale. Finora le 33 sedi cittadine della Biblioteca Diffusa hanno potuto contare su uno straordinario impegno di volontari. Ora occorre un intervento amministrativo serio per integrare questo prezioso lavoro, sostenendo le biblioteche come spazi di aggregazione per i giovani e per tutte le fasce di età. Si tratta di ripensare a spazi e modi di proporre lettura e cultura, ricostruendo il ruolo centrale delle biblioteche – siano esse diffuse o “classiche” – e facendo di questi spazi un reale elemento partecipativo della vita nei rioni.

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