A fine mese, il Consiglio Regionale approverà il nuovo Disegno di Legge sulla Sicurezza e sull’ordinamento della polizia locale.  Abbiamo letto il testo con molte aspettative, perché la sicurezza è un bene comune e ci sta particolarmente a cuore: senza sicurezza, infatti, non c’è soddisfazione dei bisogni sociali e economici

Purtroppo il testo della legge – il cui relatore di maggioranza, il consigliere Antonio Calligaris oramai famoso per aver spiegato cosa intende lui per sicurezza dichiarando “ai migranti io sparerei” – è del tutto deludente. Il testo è perfettamente in linea con la politica che abbiamo visto negli ultimi anni: il senso di insicurezza crescente della popolazione strumentalizzato da chi, in concreto, non ha fatto nulla per risolvere i problemi della vita quotidiana ma semplicemente ha esacerbato, a fini elettorali, l’odio sociale e la diffidenza tra le persone. In questa Legge c’è la volontà di rileggere tutti i fenomeni sociali che stiamo vivendo esclusivamente sotto i termini di “controllo” e di “vigilanza”. Ad esempio si incentiva l’utilizzo della vigilanza professionale e della partecipazione dei “volontari per la sicurezza” nell’organizzare un sistema di “controllo di vicinato”, che potrebbe facilmente sconfinare in pratiche di delazione. Crediamo che questo sia quanto di più lontano ci sia dall’idea di civile e pacifica convivenza che un’amministrazione dovrebbe con tutti i mezzi perseguire, promuovendo le attività di mediazione e di reinserimento sociale e demandando le attività di sorveglianza e di ordine pubblico agli organi costituzionalmente preposti e non certo alle ronde di quartiere. 

Alquanto fastidioso è in particolare l’utilizzo improprio di alcuni termini il cui significato viene completamente stravolto.

“Cittadini attivi”, “senso civico”, “legalità e educazione civile”, “partecipazione” sono termini che normalmente vengono inquadrati nelle pratiche di tutela dei diritti, di cura dei beni comuni e di sostegno alle persone in condizioni di debolezza e non hanno certamente un’accezione di sorveglianza e di controllo così come inteso da questa legge. 

Va infine rilevato che le modifiche introdotte sottendono un cambiamento nell’organizzazione della polizia locale, il cui controllo viene centralizzato in Regione a scapito dell’autonomia dei Comuni.

Noi di Adesso Trieste crediamo che il concetto di sicurezza vada letto in chiave propositiva e che gli interventi in merito debbano essere integrati e coordinati con altre politiche regionali in materia di prevenzione, contrasto e riduzione delle cause del disagio e dell’emarginazione sociale, riqualificazione urbana e del territorio, vigilanza urbanistica e del demanio, protezione civile e tutela dell’ambiente nonché formazione e politiche attive del lavoro.

Una città sicura è fatta di una cittadinanza soddisfatta, coesa, aperta e fiduciosa. Noi crediamo e lavoreremo per questo, ovvero per una città sicura dove: 

  • i cittadini collaborino con l’amministrazione nel prendersi cura dei beni e degli spazi comuni attraverso i patti di collaborazione 
  • nei quartieri in difficoltà venga rafforzata la presenza delle microaree come risposta concreta alla solitudine, all’esclusione e alla marginalità
  • si offrano opportunità ai giovani e si creino nuovi spazi di partecipazione, di condivisione e di conoscenza reciproca, a prescindere dai requisiti riguardanti la residenza e la cittadinanza

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