Il termine sicurezza riferito alla strada viene spesso proclamato come obiettivo dalle amministrazioni pubbliche. Tuttavia, i piani urbanistici, strumenti per il suo raggiungimento, sono stati per lo più sviluppati secondo idee di luoghi esclusivi ed escludenti, poco adatti a un utilizzo dello spazio pubblico fatto di relazioni sociali.

Nella mente dei più, esistono luoghi solo per le auto (strade sempre più larghe, enormi parcheggi, rotonde), luoghi solo per i pedoni (marciapiedi, parchi e aree pedonali) e spazi solo per le biciclette (ciclabili in sede propria). Ma la quotidianità delle persone è fatta di un mix di queste cose: auto, mezzi pubblici, bici, piedi. Ecco quindi che il passaggio culturale da fare è quello da “spazio pubblico”, e quindi di tutti, occupabile da ciascuno solo ed esclusivamente secondo le proprie esigenze senza rispetto per quelle altrui, a “spazio comunitario”, bene comune, condiviso.

In breve la strada deve essere lo spazio della partecipazione alla vita sociale, dell’interazione, dove condividere esperienze, rispettare le diversità, riconoscere le esigenze. La strada è lo spazio della democrazia.

Apprendere e comprendere la democrazia è un esercizio senza fine che deve iniziare presto, in giovane età, scollandola dalla concezione di elezione e rappresentanza per ricollegarla all’idea di “ governo per mezzo del dibattito” e di “esercizio della ragione pubblica”.

Lo sviluppo di questi concetti in età scolare passa anche attraverso il progetto collettivo di azione e trasformazione dello spazio comune come costruzione del proprio futuro ambiente di vita, dove per azione si intende il poter agire la propria mobilità in autonomia insieme ai compagni.

Andare a scuola a piedi, possibilmente da soli, su un tragitto scelto attraverso una costruzione collettiva significa per ogni bambino affermare di essere un individuo, un cittadino e una persona che gode di specifici e inviolabili diritti, e vedersi riconosciuto in quanto tale. Quella stessa strada in altri momenti può essere fruita in modi diversi perché diversi sono gli utenti prevalenti e le loro esigenze.

Il compito degli “adulti”, delle amministrazioni, è quello di rispettare i diritti dei bambini e delle bambine non come una gentile e paternalistica concessione “ai piccoli” ma come la reale giustizia insita nella democrazia: riconoscere il valore di ognuno.

Permettere alle bambine e ai bambini di Trieste una mobilità sicura e in autonomia per andare a scuola è esattamente questo: il riconoscimento che il luogo pubblico è tale solo se garantisce e accoglie tutti.

Per Adesso Trieste è giunto il momento di fare questo epocale cambio di prospettiva e di ripensare gli spazi urbani, ricercando il benessere e l’inclusione di tutti i cittadini, di qualunque età.

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