Chissà in quanti hanno scoperto che il Comune di Trieste comprendeva anche Padriciano e Gropada solo durante il primo lockdown, quando hanno consultato le mappe per capire fino a dove potevano spingersi. Ma a quanto pare anche l’amministrazione comunale sembra dimenticarsi che questi due borghi carsici rientrano sotto la sua responsabilità. Dagli anni Ottanta in poi alla costante espansione dell’abitato non è corrisposta, infatti, una crescita parallela dei servizi. A essersi intensificato invece è il traffico, ma anche in questo caso non si è adottata nessuna misura per modificare la viabilità e restituire spazio a pedoni e biciclette.

A farci da guida in questa esplorazione è stato Jan Grgič, giornalista del Primorski Dnevnik, affiancato da Karlo Grgič, presidente della Koordinacijsko združenje kraških vasi (Unione coordinativa delle borgate carsiche) e profondo conoscitore di ogni aspetto che riguarda questa zona del Carso. È lui a parlarci delle lunghe battaglie per vedere riconosciute le indennità destinate alla comunità slovena come contropartita per l’esproprio dei terreni dovuto alla costruzione di infrastrutture come strade, oleodotti, elettrodotti, ma anche l’Area di ricerca e il Sincrotrone.

Per tutta questa zona, ci sarebbe infatti bisogno di progettare, in collaborazione con i residenti, una tutela dell’ambiente che non sia solo conservativa, ma che permetta la ripresa delle attività agricole, produttive e artigianali che da sempre caratterizzano l’area. Così come andrebbe valorizzato attraverso un progetto di sviluppo multifunzionale la vasta area (oltre 170 h) del Parco Globojner, la cui fruizione da dieci anni è preclusa al pubblico. Quindi l’impressione dei residenti è quella di dover subire una maggiore tassazione rispetto agli altri Comuni limitrofi più piccoli, senza avere a disposizione gli stessi strumenti per risolvere i problemi.

Dalla piazzetta centrale di Padriče/Padriciano, dove un blocco di pietra calcarea riporta scolpita la data di fondazione del borgo -1585- ci siamo spostati all’ex Campo profughi, dove fino al 1972 venivano ospitati gli esuli dell’Istria e della Dalmazia dopo la guerra. Oggi gli edifici sarebbero al servizio delle associazioni dei borghi carsici, ma avrebbero bisogno di una radicale operazione di restauro per poter essere davvero usati in tutto il loro potenziale.

La sosta in un’area verde poco distante (Zad za kal), che sta iniziando a essere attrezzata con giochi per bambini e dove si fa ginnastica all’aperto, ci ha dato l’opportunità di parlare delle Comunelle (Skupne lastnine), una delle più antiche forme di proprietà terriere collettive riconducibili a 48 famiglie originarie di questi luoghi e destinate a usi agrari, boschivi e pastorali.

Alla fine della nostra visita ci attende una sorpresa: una degustazione offerta da Valentina Stossi, che ha da poco aperto una bottega proprio qui. Si chiama non a caso La bottega “come una volta”/”b’tega ku anb’t”, un modello di impresa che ricostruisce le relazioni sociali del borgo e che, oltre a vendere prodotti locali e biologici, è attenta alla sostenibilità: tutte caratteristiche che apprezziamo enormemente e quindi non possiamo che farle un grosso in bocca al lupo!

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