Macchine e tavoli, tavoli e macchine ammassati lungo le strade senza un criterio. Vi sembra logico? Secondo la Giunta comunale lo è. Per dare fiato ai pubblici esercizi triestini che finalmente possono riaprire, è stata concessa una deroga all’occupazione di spazio pubblico per sistemare sedie, tavoli e ombrelloni in aree più estese di quanto normalmente consentito. Ma non è stato contestualmente istituito un divieto di sosta nelle stesse aree, che continuano a essere occupate da autoveicoli in parcheggio.

Quando gli esercenti hanno fatto notare questa incongruenza organizzativa, la risposta degli approssimativi amministratori è stata disarmante: visto che la deroga ci sarà solo per altre due settimane, non ha senso mettersi a fare le cose per bene, tanto ormai si può consumare anche all’interno dei locali. Ma il disagio non ha risparmiato neanche gli automobilisti che, con un preavviso minimo, non sempre sono riusciti a capire come recuperare il loro mezzo intrappolato nelle strade chiuse e dove parcheggiarlo in alternativa. Gli esercenti però hanno nel frattempo investito molti soldi nell’acquisto di tavoli e accessori da sistemare all’esterno.

Una pubblica amministrazione interessata a sostenere le categorie economiche colpite dalla crisi non esiterebbe ad accordare loro altro tempo e spazio; chiuderebbe alla circolazione e alla sosta le strade dove si trovano i pubblici esercizi ed estenderebbe ancora di più il regime eccezionale, approfittando della bella stagione in arrivo e cogliendo anche l’occasione per favorire il più possibile la vita all’aria aperta. Come viene continuamente ricordato dalle autorità sanitarie, il virus ha meno probabilità di diffondersi all’aperto. Senza contare che anche i locali più piccoli o che si trovano in luoghi meno frequentati, improvvisamente diventerebbero più visibili e avrebbero l’opportunità di lavorare meglio.

La possibilità di occupare gli spazi pubblici con tavoli e sedie è in ogni caso una soluzione temporanea. Liberare il più possibile strade e piazze dal traffico privato per lasciare spazio all’incontro e all’aggregazione delle persone dovrebbe essere l’obiettivo principale, il mezzo per arrivare finalmente a una vera e definitiva normalizzazione. Così come servirebbero misure permanenti, come dei patti di collaborazione tra il Comune, le categorie economiche e i sindacati, per favorire le attività commerciali rispettose della sostenibilità ambientale, delle produzioni locali e dei diritti e della dignità del lavoro.
Perché, anche se ci hanno sempre fatto credere il contrario, non è per niente normale che la maggior parte della superficie di una città, invece di essere popolata di bambini che giocano, di gente che cammina e fa quattro chiacchiere, di artisti e artigiani, di alberi e aree verdi, sia piena solo di automobili.

La visione di Adesso Trieste è una “una città da vivere, non da attraversare”. Visione che abbiamo tradotto in proposte audaci e pragmatiche con cui ci candidiamo governare Trieste. La città dei 15 minuti, una mobilità a misura di persona, spazi verdi e pedonali diffusi e partecipati, azioni per rilanciare il commercio locale sono solo alcune delle nostre proposte. Il programma completo lo trovate qui.

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