ACEGAS-APS-HERA: STORIA DI UN LENTO MA INESORABILE SMANTELLAMENTO

Quali sono state le scelte politiche che hanno compromesso la qualità e l’efficienza dell’ormai ex municipalizzata? In che modo un’azienda sana si è trasformata in una macchina di debito per la quale le fusioni sono diventate via via una scelta presentata come inevitabile? Ne abbiamo parlato con un ex dipendente.

 

Molto spesso esponenti della politica locale di tutti gli schieramenti affermano che non c’era alternativa alle progressive fusioni che hanno portato alla costituzione della multiutility HERA. Ma è proprio così? Proviamo a ricostruire insieme alcuni passaggi che hanno interessato Acega dalla fine degli anni ’90 in poi.

Nell’illustrare le vicende che hanno portato Acega da municipalizzata a Spa, è necessario partire dal momento in cui la giunta Illy (1997), ha pensato di far quotare in Borsa le neo costituita Acegas. In premessa va ricordato che la delibera per la trasformazione della municipalizzata ACEGA in SpA fu votata all’unanimità da tutto il Consiglio Comunale (2 astenuti: Iacopo Venier di Rifondazione Comunista e Bruno Sulli di Alleanza Nazionale). In quella circostanza il Sindaco e le Confederazioni sindacali provinciali di CGIL, CIS e UIL firmarono, nel novembre del 1997 un protocollo d’Intesa, da subito disatteso e mai rispettato. Dal 1999 al 2000 furono assegnati ad Acegas i servizi comunali della Nettezza Urbana, Cimiteri e Inceneritore. 

 

Arriviamo così alla quotazione in borsa di Acegas, il vero inizio della fine.

Nel 2001 Acegas Spa venne quotata in Borsa, con a capo quale Presidente l’ing. Cervesi, come AD il dott. Tomaso Tommasi di Vignano e quale DG l’ing. Franco Scolari. Da qui iniziarono immediatamente le esternalizzazioni di funzioni/servizi (letturisti, sovrastima dei consumi gas, epurazioni di lavoratori non “in linea”, etc. Processi che portarono a una vera e propria insurrezione dei lavoratori, in uno sciopero generale a luglio del 2000 che portò anche all’occupazione, da parte dei lavoratori, del Municipio e della Sala Azzurra, alla presenza del sindaco Illy.

 

La chiave di volta del processo è però l’allineamento di una serie di maggioranze politiche tra Trieste e Padova, giusto?

Esatto. Nel giugno del 2001, Dipiazza diventa Sindaco di Trieste e qualche mese dopo provvede a nominare un management a lui gradito: Presidente Guido Cace (romano, di Alleanza Nazionale) e quale AD Massimo Paniccia (in quota Forza Italia). Nell’agosto del 2002 se ne va anche il DG Scolari, inviso totalmente ai lavoratori e le OO.SS..Viene nominato un nuovo DG, ing. Francesco Di Giovanni.

A Novembre/dicembre 2003, vista la possibilità di sfruttare la presenza di una Sindaca di Alleanza Nazionale a Padova, il Comune di Trieste, allineato politicamente così come il management di Acegas attua la fusione con Azienda Padova Servizi (APS), attiva nei rami di Gas, Acqua e Servizi Ambientali. 

 

Cosa succede con il debito portato “in pancia” dalle rispettive società?

Gli allineamenti e le compensazioni di valori (Padova aveva un valore più alto, in quanto Acegas, da poco quotata in Borsa, aveva già venduto azioni ai privati),  determinano che, nonostante la ex municipalizzata di Trieste avesse “debiti” di pochi mln di € (20 circa), fisiologici per una azienda industriale di quella portata, AcegasAps si trova, al mattino del giorno dopo la fusione, con una posizione finanziaria netta (debito) di quasi 200 mln di €. Per allineare i valori tra le due aziende e affidare a Trieste la Golden Share, venne fatto ricorso ad un prestito bancario di 150 mln di €, tutti incamerati dal Comune di Padova. 

 

Questo per quanto riguarda la riorganizzazione patrimoniale; quella del management?

Il Presidente diventa Massimo Paniccia, l’AD il dott. Francesco Giacomin (di nomina padovana), il Direttore Generale Maurizio Malagoli (di nomina padovana), le direzioni del Personale, del Gas e dell’Acqua vengono affidate a dirigenti padovani. Ma questo assetto ha vita breve perché nel frattempo a Padova, nel giugno 2004, viene eletto Sindaco Flavio Zanonato, del PD, che rimarrà in carica fino a giugno del 2013. Nuovo cambio del Management: Presidente rimane Massimo Paniccia, ma viene nominato AD Cesare Pillon, in quota PD e vicino a Zanonato; il DG è sempre Maurizio Malagoli che, nell’ottobre 2005, viene “dismesso” per una vicenda poco chiara di ammanchi di cassa a Padova. Nell’ottobre del 2006 viene nominata DG Marina Monassi.

 

E cosa succede dopo? 

Iniziano le spese pazze, assunzioni allegre, premi e benefit per i fedelissimi, moltissime vetture di grossa cilindrata in leasing a dirigenti, quadri e primi riporti aziendali, feste, omaggi a fornitori e clienti, e molto altro. 

 

Tornando invece alla gestione patrimoniale, quali sono i principali passaggi di quel periodo? 

L’azienda decide di realizzare investimenti tramite il ricorso al debito, anziché impiegando l’utile che viene sistematicamente riservato ai soci, pubblici e privati. Il debito inizia così ad aumentare mediamente di 40 mln di € l’anno. Anche sul fronte immobiliare ci sono delle novità negative: viene acquistato dal Comune di Trieste per oltre 16 mln di € – più 2 mln di manutenzione straordinaria – Palazzo Modello, la nuova prestigiosa sede dell’azienda. Tuttavia, per non fare “un torto” ai padovani, AcegasAps acquista anche dal Comune di Padova, nello specifico Palazzo Angeli per circa 5 mln di €, che però anche dopo l’acquisizione continua ad essere utilizzato come Museo del Cinema. 

 

Cosa succede invece con quegli investimenti immobiliari che, almeno sulla carta, preludevano a diverse strategie industriali?

Il caso del capannone dell’ex Aluwork, nella Zona Industriale di Trieste, acquistato per 2,5 mln di € al fine di “realizzare la nuova sede della divisione Ambiente e per realizzare un impianto di triturazione – selezione, attualmente in fase di progettazione” (da verbale del Consiglio di Amministrazione del 12/5/2009), è emblematico. Questa struttura non è mai stata realizzata, nonostante tutta una serie di perizie statiche attestanti la stato conservativo buono dell’immobile, proprio perché la struttura non era utilizzabile, in quanto è risultata successivamente completamente inagibile e pericolante. Non saprei dire se sia ancora tra le proprietà dell’azienda. In ogni caso AcegasAps non ha avuto né una nuova sede della Divisione, né un impianto di triturazione per i rifiuti. In compenso, nello stesso periodo l’azienda realizzava investimenti per centinaia di mln di € in Romania e Bulgaria per la realizzazione di sistemi di distribuzione del gas. Investimenti che non hanno mai reso utili per l’azienda fino a pochi anni fa, in quanto quelle popolazioni si riscaldano e utilizzano ancora il legname raccolto nei boschi.

 

In seguito, nel corso degli anni, cosa avviene sull’asse Trieste-Padova in termini di sbilanciamento manageriale?

Nell’aprile del 2011 Marina Monassi viene rinominata Presidente dell’Autorità Portuale, pur mantenendo, in aspettativa, la qualifica di DG AcegasAps. Non viene nominato in sua sostituzione, nessun DG, nonostante secondo i patti parasociali tale nomina spetterebbe al Sindaco Dipiazza; così il DG facente funzioni, chiamato a sostituire “temporaneamente” Monassi, è padovano. 

Da quel momento, praticamente tutta le gestione operativa tra Trieste e Padova è in mano ai padovani. Vengono così realizzate decine di società srl con a capo dirigenti o politici, in maggioranza padovani. Questa gestione, dal 2003 al 2013, ha portato ad avere una posizione finanziaria netta (debito) di quasi 600 mln di €. 

 

Un debito sempre più monstre, che è diventato un’arma di legittimazione di ulteriori fusioni.

Esatto, perché a fronte di questo debito, realizzato a causa di scelte manageriali errate di amministratori del centro-sinistra come del centro-destra, i Sindaci Zanonato (Padova, PD) e Cosolini (Trieste, PD) non hanno trovato di meglio che realizzare la fusione – incorporazione con il Gruppo Hera, anch’esso realizzatosi tutto nella “sfera” politica del PD in direzione Emilia-Romagna. Anche in questo caso la sottoscrizione di un Protocollo d’Intesa con i sindacati nel febbraio 2013, non è servita a nulla. Il protocollo è stato da subito completamente ignorato. Il processo di fusione ha impoverito ulteriormente i processi organizzativi, portando alla perdita di oltre 100 posti di lavoro, con l’assenso implicito dei due Sindaci. Inoltre Trieste (e Padova) hanno assistito inermi alla perdita di funzioni, direzioni e importanti impianti aziendali, dislocati in altri territori del Gruppo Hera.

 

Sul resto della storia delle ex municipalizzate triestine ci confronteremo in un prossimo articolo.

    

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *