Il dimezzamento da quattro a due sia dei Distretti Sanitari che dei Centri di Salute Mentale di Trieste, proposto dalla Regione attraverso l’Atto Aziendale dell’Azienda Sanitaria Universitaria Giuliano Isontina, punta a smantellare de facto la Sanità triestina, tra le migliori esistenti in Italia. I consiglieri comunali di Adesso Trieste in un’interrogazione urgente che sarà depositata lunedì chiederanno al Sindaco Roberto Dipiazza, nella sua veste di responsabile della condizione di salute della popolazione della città, quali passi intenda compiere verso la Regione Friuli Venezia Giulia a tutela delle cittadine dei cittadini di Trieste che rischiano di vedere compromessi servizi fondamentali per la protezione del loro benessere fisico e mentale.

È un attacco senza precedenti nei confronti della salute territoriale triestina. La nuova organizzazione prevista all’interno del documento di ASUGI è incapace di rispondere alle linee guida inserite nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Non solo evita di tradurre i suoi finanziamenti in un’ottica di investimento sul medio-lungo termine a favore della Sanità Pubblica, bensì ostacola qualsiasi iniziativa sul territorio finalizzata a percorsi di prossimità coordinati e di senso, insistendo su una dimensione ospedalocentrica. Viene riproposto e rafforzato un modello di Sanità sempre più privatizzata da una giunta regionale che non ha imparato molto dalla pandemia. Sembra che i focolai all’interno delle case di riposo e delle RSA siano remoti e sbiaditi ricordi, mentre perdura l’incapacità perfino di effettuare tempestivamente tamponi molecolari ai potenziali contagiati, favorendo così la diffusione del virus.
Dislocare alcune attività specialistiche sul territorio non determina in alcun modo migliorie nell’efficacia o nell’efficienza del servizio. La Salute dei cittadini è molto più complessa e richiede interventi di continuità che ben si distinguono dal classico intervento specialistico. Servono azioni improntate verso percorsi di deistituzionalizzazione.

È necessario continuare a presidiare il territorio per raccogliere i bisogni dei cittadini per poter rispondere in modo puntuale alla loro crescente complessità della domanda. Fare salute significa anche adoperarsi sulla tempestività dell’intervento e sulla prevenzione, per evitare che le situazioni degenerino e comportino un alto costo sia in termini di salute sia economici, per il singolo e per la collettività. È quindi necessario garantire una presenza diffusa e integrata sul territorio, che non favorisca riluttanti logiche di profitto per i privati. La Salute non si svende alle corporazioni e la sua tutela deve essere di prioritario interesse per tutti, in primis per i politici. La classe politica ancora una volta riversa le proprie contraddizioni sulle spalle delle categorie più fragili. Una politica irresponsabile e irriguardosa verso chi ha di meno e meriterebbe maggior sostegno. Un’aberrazione pericolosa e classista che nulla ha a che vedere con la storia e l’immagine di Trieste e del suo modello di fare salute, fonti di ispirazione per il mondo intero.

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