Il 26 agosto del 2015 centinaia di lavoratrici e lavoratori, cittadine e cittadini, parteciparono alla manifestazione organizzata dal CLPT – Coordinamento dei Lavoratori Portuali di Trieste che chiedevano per la città la piena applicazione dell’Allegato VIII del Trattato di Pace di Parigi. Le forze dell’ordine, in tale occasione, intervennero aspramente sui manifestanti nonostante nessuno di loro avesse cercato lo scontro. Ne seguì un processo a carico di nove lavoratori il cui esito è tutt’ora incerto.

 Per questo motivo Adesso Trieste esprime la più completa e fraterna solidarietà ai lavoratori portuali, “colpevoli” di aver voluto riportare al centro dell’agenda politica locale l’Allegato VIII e per aver ricordato ad una politica smemorata che attraverso la sua applicazione integrale si sarebbero potute aprire per la città nuove prospettive di sviluppo da tempo disattese; le norme di quel trattato consentirebbero infatti la libera circolazione delle merci e la loro completa manipolazione industriale senza vincolo doganale per i prodotti destinati al di fuori dell’Unione Europea.

Tutte le trasformazioni potrebbero essere eseguite in loco facendo acquisire al prodotto derivante l’origine europea, senza pagamento di dazi ed accise sulle materie prime e sulle fonti energetiche utilizzate e senza pagamento dell’IMU sui capannoni industriali situati in Porto Franco.

Nel 2021 tutte le forze politiche locali, a parole, concordano sulla necessità di applicare l’Allegato VIII, ma oltre agli slogan non si sono visti negli ultimi sei anni degli avanzamenti concreti in alcun campo, avanzamenti che, invece, potrebbero essere immediatamente messi in atto dalle amministrazioni attuali competenti: è infatti solo grazie all’operato dell’Autorità di Sistema Portuale e alle sue efficaci iniziative messe in campo che il Porto negli ultimi anni ha visto una crescita del flusso di merci. La città e la Regione arrancano, dietro ad esso.

La politica non è stata capace – o non ha voluto – che allo sviluppo del Porto corrispondesse uno sviluppo industriale. Trieste ha dei centri di ricerca conosciuti in tutto il mondo, ha un tessuto industriale in crisi che cerca risposte, e un Porto che cresce: se la politica provasse a metterli in rete potremmo assistere a un vero cambiamento, creando lavoro di qualità, sviluppando un’economia equa e sostenibile, e restituendo speranza alle nuove generazioni.

Uniti, ce la faremo a cambiare le regole del gioco.

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